Eugenio Müntz, Firenze – La basilica di San Lorenzo


Firenze - La piazza di San Lorenzo - immagine tratta da Firenze e la Toscana di E.Muntz - 1899 - Fratelli Treves Editori
Firenze – La piazza di San Lorenzo – immagine tratta da “Firenze e la Toscana” di E.Muntz – 1899 – Fratelli Treves Editori

La piazza San Lorenzo, non è la più bella piazza di Firenze, tutt’altro; la statua infelice di Giovanni dalle Bande nere non è tale da far sembrar migliori ne le meschine botteguccie, ne l’orribile facciata incompleta della basilica, colle sue pietre screpolate e la sua intonacatura.

La basilica di San Lorenzo era la parrocchia dei Medici, che avevano a pochi passi di là il loro palazzo: questa circostanza spiega l’ardore con cui Cosimo, Padre della Patria, i suoi figli e i suoi nipoti, i pontefici Leone X e Clemente VII e sino ai primi granduchi, cercarono di abbellire il monumento ch’essi consideravano come il santuario della loro famiglia.

Della storia del monumento primitivo non accennerò che due punti: ch’esso fu consacrato da sant’Ambrogio e servì di sepoltura a san Zanobi , il primo vescovo di Firenze. L’edificio era abbastanza rovinato, allorchè, verso il 1425, i Medici ne intrapresero la ricostruzione, facendo il possibile per risparmiare le suscettibilità dei loro concittadini. Giovanni dei Medici, il vecchio, fece elevare a sue spese la sacristia, e la cappella vicina; suo figlio Cosimo, dal canto suo, provvide alla costruzione del corpo stesso dell’ edificio, astrazione fatta da alcune parti accessorie elevate a spese d’altre famiglie della parrocchia. Alla sua morte, nel 1464, la basilica era quasi terminata.

L’architetto a cui si rivolsero Giovanni e Cosimo era il Brunellesco. E’ nella basilica di San Lorenzo che questo protagonista del Rinasciménto si presenta a noi per la prima volta, non più soltanto come costruttore, ma come architetto: la costruzione della cupola della cattedrale, era stata anzitutto un problema d’ordine tecnico: a San Lorenzo l’artista potè finalmente mostrare come egli intendesse servirsi dello stile nuovo o meglio dello stile antico, poiché il più sovente egli vi si limitò ad imitazioni o ad appropriazioni di modelli romani.

In realtà San Lorenzo è la prima, per data, tra le chiese moderne; la rottura col gotico v’ è assoluta. Brunellesco vi ha adottato il tipo delle basiliche cristiane primitive, con colonnati, soffitti lisci a cassettoni; la luce penetra dalle finestre della navata principale e delle parti basse, ed è ricorso a combinazioni di archi e di vòlte.

Fu tutta in bene tale memoranda rivoluzione? Non esito a rispondere: no. La rottura col passato fu troppo brusca per non essere esclusiva: Brunellesco, colla sua logica implacabile, sacrificò senza remissione tutti i ricordi, tutte le tradizioni nazionali per far ritorno ad una civiltà spenta da più di mille anni. Nell’ornamentazione, egli rinunciò ai soggetti che animavano gli edifìci — piante indigene, emblemi personali, stemmi, ecc., — per dedicarsi unicamente agli ornamenti classici , ad ornamenti essenzialmente astratti (palme, ovoli, meandri).

Da questo punto di vista è con un misto d’ ammirazione e di rimpianto che noi dobbiamo considerare l’azione incalcolabile esercitata dal grande Brunellesco.

Prima di varcare la soglia della basilica, diamo uno sguardo alla facciata: nuda com’è, essa attraversò delle peripezie non meno singolari di quelle di Santa Maria del Fiore; i più illustri maestri, Michelangelo, Raffaello, Leonardo da Vinci, secondo si afferma, indi Sansovino, Giuliano da San Gallo e molti altri, composero in suo onore dei magnifici progetti , i quali progetti però non abbandonarono mai la carta per entrare nel dominio della realtà.

[…]

 

( Eugenio Müntz, brano tratto da “Firenze e la Toscana”, Fratelli Treves Editori, 1899 )

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