Eugenio Müntz, Firenze – San Lorenzo, Donatello e la Sagrestia Vecchia


Firenze - Pulpito in bronzo di Donatello (San Lorenzo) - immagine tratta da Firenze e la Toscana di E.Muntz - 1899 - Fratelli Treves Editori
Firenze – Pulpito in bronzo di Donatello (San Lorenzo) – immagine tratta da “Firenze e la Toscana” di E.Muntz – 1899 – Fratelli Treves Editori

Attraversiamo rapidamente la basilica stessa, sebbene più di un celebre lavoro richiami la nostra attenzione: i pulpiti in bronzo, per l’addietro dorati, cominciati da Donatello e il tabernacolo di Desiderio da Settignano colla sua grazia manierata.  Da un altro lato, la vicinanza delle due sacristie, la vecchia e la nuova, esercita una così potente attrazione che senza troppa fatica si può lasciare il santuario a cui sono annesse.

La sacrestia vecchia (detta così per distinguerla dalla sacrestia nuova, o sacrestia di Michelangelo, o cappella dei Medici), cronologicamente il primo degli edifici innalzati a spese dei Medici al posto dell’antica basilica di San Lorenzo, si onora della collaborazione dei due campioni del Rinascimento fiorentino: Brunellesco e Donatello.  L’uno e l’altro vi prodigarono le loro fatiche, ma in certo modo comprimendo ancora l’audacia che sentivano in sè stessi.  Infatti, altrettanto è saggia e severa l’architettura,  altrettanta armonia e vita latente hanno i primi bassorilievi, cioè quelli della tomba di Giovanni dei Medici.

La sacristia di San Lorenzo gode del privilegio raro, anche in Italia, d’esser stata costrutta e decorata in un intervallo abbastanza breve, in modo da offrire nel complesso un’omogeneità perfetta.  Appena Brunellesco ne ebbe compiuta la costruzione, il suo amico Donatello die’ mano alle sculture ove davvero lavorò di gran lena: oltre alla tomba di Giovanni dei Medici, egli creò le ammirabili porte di bronzo, i medaglioni degli Evangelisti incrostati nella vòlta, le scene della vita dei Santi, il busto di San Lorenzo.

La tomba in marmo di Giovanni dei Medici il vecchio è una meraviglia in quanto a sentimento e decorazione: quale freschezza, e quale grazia negli angeli seduti, che tengono un cartello, con un’iscrizione, scolpiti sulle faccie del sarcofago, o negli angeli che volano, scolpiti sul coperchio! Qui la libertà, la qualità sovrana di Donatello s’aggiunge alla ponderazione ed al ritmo.

Drammatici e pieni di moto sono i Profeti o gli Apostoli aggruppati a due a due sulla porta di bronzo; la fattura larga e morbida, le espressioni, volta a volta veementi o patetiche, i contrasti variati  all’infinito costituiscono una vera rivoluzione.  Si direbbe che il vivace innovatore si sia dato ad una ginnastica destinata a infrangere per sempre ciò che poteva esser rimasto ancora della rigidità del medio evo.

La decorazione della vòlta non offre minor importanza: qui è lo stucco e non più il marmo o il bronzo che Donatello ha posto in opera. Egli vi rappresentò, nei suoi medaglioni, i quattro evangelisti, scene della vita dei Santi, e una serie d’altri soggetti.

Tanti capolavori, tale concorso ardente e disinteressato prestato per circa quarantanni, allo scopo d’abbellire San Lorenzo, meritavano al grande scultore fiorentino il supremo asilo ch’egli invocava nel santuario, che doveva a lui i suoi più begli ornamenti. Ma scegliendo la basilica come sua sepoltura, Donatello non obbediva alle suggestioni della vanità: erano invece sentimenti di pietosa affezione, commoventissimi, che lo spingevano a chiedere di venir sotterrato ai piedi del mausoleo del suo protettore ed amico Cosimo dei Medici. Alla sua morte, 1° dicembre 1466 nell’età di più che ottant’anni, i suoi concittadini, da cui ebbe funerali veramente solenni, ne esaudirono l’ultimo voto.

La sacristia antica è tutto un museo: alle sculture di Donatello fa seguito il sarcofago di porfido che contiene le ossa di Piero e di Giovanni dei Medici. Il sarcofago è posto in una specie di nicchia circondata da bellissime sculture in marmo, nelle quali domina un soggetto così caro al Rinascimento: un vaso donde sfuggono dei fiori. Magnifici ornamenti in bronzo, fusi e cesellati dal Verrocchio, completano la decorazione.

[…]

 

( Eugenio Müntz, brano tratto da “Firenze e la Toscana”, Fratelli Treves Editori, 1899 )

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