Lorenzo Viani, Come nasce il Carnevale di Viareggio -3


Carnevale di Viareggio 1921 - "Le nozze d'oro di Tonin di Burio" di Giuseppe Giorgi detto "Noce" - 1° premio - Foto tratta da "Viareggio in maschera 2004" - Rivista ufficiale del Carnevale di Viareggio
Carnevale di Viareggio 1921 – “Le nozze d’oro di Tonin di Burio” di Giuseppe Giorgi detto “Noce” – 1° premio – Foto tratta da “Viareggio in maschera 2004” – Rivista ufficiale del Carnevale di Viareggio

Una immascherata che rimase per qualche tempo memorabile – una immascherata equestre si potrebbe dire se la cavalcatura non fosse stata un asino grigio – fu quella che si intitolò «La Vecchia Viareggio». Una vecchia decrepita, con dei capelli di stoppa, con delle rughe fonde un dito, gli occhi spiritati e senza denti sotto cui si nascondeva un crudele nemico dell’acqua potabile che, accordato da cembali e copertelle di latta tolte di sulle pentole, cantava con una voce da orco la sua canzonetta spiritata:

«Se passi da casa mia
t’aizzo il miccio
e si ti vuoi far la barba
io tela faccio».

E nel dir così sfoderava una rasoione di legno e calciava sul costato il povero ciuco scarnato e pieno di guidaleschi, per aizzarlo, come se fosse stato un cane mordace sulla folla dei marciapiedi.

C’erano anche le immascherate civiline civiline, erano i tempi in cui le ragazze vestivano come si veggono oggi nei dipinti di Giovanni Boldini e di Silvestro Lega: lunghe sottane coi falpali della stoffa medesima, goletti alti fino a dar leva agli orecchi, e le maniche tanto lunghe che il merletto terminale ingollava quasi del tutto le manine di cera, sul capo portavano delle larghe pamele coi nastri di seta, e in piedi le scarpette di seta coi tacchi a pero. Questo tipo di ragazze apparivano al corso su delle londrine imbottite ed avevano sul viso innocente dei mezzi mascherini neri alla veneziana, e sedevano una di qua e una di là dalla madre, che per non far riconoscere subito le figlie, si era occultata entro un domino nero, tanto nero che a toccarlo pareva che dovesse tingere, e, la malfidata bautta, ogni tanto spronava alla corsa il vetturale che s’era messo sul capo una specie di pentolo affumicato.

[…]

 

( Lorenzo Viani, brano tratto da “Dov’è nato il Carnevale”, articolo pubblicato dalla rivista  “Nuova Viareggio Ieri”, N.1 febbraio 1992 )

 

 

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