Renato Fucini, L’eredità di Vermutte -6/6


Viareggio - Un carico di vino in fiaschi di paglia agli inizi del 900 - foto tratta dal libro Come eravamo - Lucca - Edizioni Il Tirreno
Viareggio – Un carico di vino in fiaschi di paglia agli inizi del 900 – foto tratta dal libro Come eravamo – Lucca – Edizioni Il Tirreno

[…]

 

— E quella donnaccia e que’ ladri arricchiti de’ su’ parenti avranno ogni cosa! E nessuno lo sa quello che si patisce! e nessuno ci vede, e nessuno ci compiange perchè l’onore preme a tutti e si ha vergogna di portare la nostra miseria a mostra per le vie. — Vermutte canta — dice la gente — Vermutte è allegro; dunque gli affari di Vermutte vanno bene. — Altro, se vanno bene! Se chi dice a quella maniera mi potesse vedere nel core, cascherebbe in terra di picchio dallo spavento. Debiti! E poi chi li pagherà? L’affare delle vetture s’è ridotto a nulla con tutto questo seminìo di diligenze, di tranvai e di vapori. Avevo aperto una botteguccia di pentole, granate…. sa? un po’ d’ogni cosa. Messero su la cooperativa, e m’è toccato chiuderla. Signor Filippo, Dio mi vede nell’anima: quelle creature che ho lasciato a casa e questo disgraziato che a sentirlo discorrere pare che voglia ammazzare bestie e cristiani, da jersera alle sette, ch’i’ possa sprofondare se non è vero, siamo con una libbra di pane in tutti! Da jersera alle sette, sor Filippo; e ora, se non giudico male dal sole, si deve andar verso le tre e mezzo o giù di lì.
— Sono le tre e venti.
— Glielo dicevo!

Io lo guardavo senza fiatare, pensando a un visibilio di tristissime cose. Anche Vermutte si chiuse nel suo dolore e continuammo in silenzio la strada. A un tratto fummo scossi da una voce che gridava dietro di noi. Ci voltammo e si vide un ragazzo in lontananza, che correva facendoci segnali che si aspettasse.
— Toh! — disse Vermutte — è il mi’ ragazzo maggiore. O questa?
— O babbooo…. — gridava scalmanato il ragazzo, da lontano.
— Che volevi?
— Tornate subito indietro.
— Che è stato?
— Dice mi’ madre che vi cercano a casa del sor Augusto,… Dice che v’ha lasciato mille lire! — E cominciò a fare delle capriole in mezzo alla strada e a buttare il cappello per aria.
— Dio del cielo! — urlò Vermutte. E senza ricordarsi che io dovevo andare in padule, voltò a precipizio il cavallo, e:
— Ahu! ahu! via, via, via!…

Io gridavo e lui non mi badava, e:
— Via, via, via!

Per fortuna ebbe a fermarsi per imbarcare il figliolo, e allora scesi lesto con un salto, per non correre il pericolo di rimanere in trappola. Ma lui mi si buttò addosso e voleva menarmi con sè ad ogni costo.
— Signor Filippo, me n’ho per male. Se non viene a pigliare una sbornia con me, me n’ho per male da cristiano battezzato!

E m’abbracciava, e mi strizzava; eppoi saltava addosso al ragazzo tutto bianco dagli svoltoloni fatti nella polvere, e giù: baci a josa, e scapaccioni e solletico.
— Mille lire! Dio del cielo!

E senza accorgersene, in quel tempestìo, buttò lontano, con una manata, un pezzo di pane che il figliolo gli aveva portato e che gli porgeva perchè lo prendesse.
— Raccattalo: lo mangio poi. Ora m’è passata la fame. La pipa. Un sigaro. Signor Filippo, me lo dà lei? Grazie. O le guide? O la frusta? O il ragazzo? O io?

Pareva impazzato.
— Mille lire! O il sigaro? Ah, eccolo qui.

Se lo ficcò in bocca e, senza neanche accenderlo, senza ricordarsi di me che lo salutavo, saltò in legno, e, via, a perdita di fiato, verso casa.

 

Pippo del Mugelli chiese a Terzilio un fuscello di granata e si mise a sfruconare il cannuccio della pipa, che gli s’era intasato; e, appena compiuta l’operazione, domandò che ore erano perché voleva andare a letto.

— Toh! o che è bell’è finita? — brontolarono gli ascoltatori che, adagio adagio, si erano affollati intorno al tavolino.

Pippo del Mugelli, sentendo che erano appena le nove e che pioveva a diluvio, ordinò un altro ponce e si rintanò a succhiarselo in un canto.

— O dunque? O Vermutte la bastonò la moglie! La bruciò la casa? O la sbornia da olio santo la prese?

— Se domani è una bella giornata — rispose Pippo, guardando in viso i più accaniti; — se domani è una bella giornata andate a domandarglielo.

 

 

( Renato Fucini, L’eredità di Vermutte, tratto da “All’aria aperta”, 1897 )

5 Comments Add yours

  1. VinVivendo scrive:

    ahi ahi Carlo che fai copi i tuoi stessi post? questo lo avevi già scritto…

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    1. Carlo Rossi scrive:

      Non mi pare. Quando?

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      1. VinVivendo scrive:

        l’anno scorso devo riguardare forse era solo l’immagine uguale

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      2. Carlo Rossi scrive:

        L’immagine può essere stata già utilizzata. Il testo non mi sembrava.
        Saluti

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      3. VinVivendo scrive:

        infatti Carlo credo che sia l’immagine che avevi usato, cmq sempre bei post grazie

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