Eugenio Müntz, Firenze, Palazzo Vecchio -2


Firenze - Palazzo Vecchio - 2015 - 07 - 09 - DSCF0112
Firenze – Palazzo Vecchio

Al basso una porta grande ed una piccola; più in alto tre finestre ad inferriata, poi sei grandi finestre ed una piccola che mettono sopra un meschino balcone di ferro; più in alto ancora due file di finestrine senza simmetria, poi il piano superiore, le cui finestre, sebbene più regolari sono disuguali: sopra a queste delle aperture.  Finalmente, quale cornice, delle feritoie sotto una galleria chiusa a merli, e fra queste feritoie degli scudi dipinti. Nulla di meno regolare, di meno esattamente ordinato, e tuttavia che grandiosa impressione!

Un elemento di stupore, quasi di spavento, è l’arditezza del campanile, alto novantaquattro metri, col suo orologio ad una sfera sola, non sul muro stesso della facciata, ma sulla galleria coperta, costrutta a sua volta sulle feritoie che circondano la facciata: la gigantesca appendice spicca a grande distanza; allorché la sua campana oscilla, non si può reprimere il timore di vederla cadere da tanta altezza.

Sopra una massa così enorme gli ornamenti quasi si perdono : non destano del resto che un interesse mediocre, cominciando dai portatorcie di ferro che mancano di carattere. Al disopra della porta principale un’ iscrizione del 1529, e circondata ai lati da due leoni in bassorilievo, dà prova dei sentimenti di divozione che non avevano cessato d’animare la popolazione fiorentina: “IHS Rex regimi et dominus dominantium.”

Nonostante il mutamento di regime, Firenze aveva infatti conservato, sino in pieno secolo XVI, alcunché dell’austerità repubblicana: non vi si vedevano nè suntuosi equipaggi, nè i seguiti brillanti di Roma ; lo stesso abbigliamento era qui meno ricco che altrove. Egli è che l’antico spirito borghese, fatto di devozione e di virtù domestiche, che aveva trovato la sua eco in Savonarola, non era affatto spento. Si risvegliò durante le angoscie dell’assedio del 1529, rivestendo diversamente la forma che le aveva dato l’austero e focoso riformatore.

La lapide in bronzo, collocata da un lato, registra i risultati del plebiscito del 1860, pel quale Firenze s’era data alla dinastia di Savoia.  E quanti altri avvenimenti, quanti drammi di cui nessuna iscrizione rievoca il ricordo! Qui s’insediò Gualtiero di Brienne duca d’Atene, il quale oppresse d’un giogo così pesante Firenze durante l’anno 1342-1343. Alle finestre o ai merli della facciata vennero appesi nel 1478, dopo l’assassinio di Giuliano dei Medici, i Pazzi ed i loro complici, cominciando dall’arcivescovo Salviati. Qui siedette, in una sala costrutta per ordine di Savonarola, l’assemblea destinata a riorganizzare la Repubblica fiorentina, momentaneamente strappata ai Medici. Qui il granduca Cosimo I consumò il servaggio della sua patria. Qui si tennero dal 1865 al 1871 le sedute della Camera dei deputati d’Italia, finalmente libera ed una.

[…]

 

( Eugenio Müntz, brano tratto da “Firenze e la Toscana”, Fratelli Treves Editori, 1899 )

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