Renato Fucini, Menico -1/2


Menico
Illustrazione tratta dalla pagina 93 di “All’aria aperta” di Renato Fucini – 1897

All’età di sedici anni entrò a mezza paga tra le opre della fattoria. A diciotto era già a opra intera e con assegno fisso perché trafficasse intorno alle botti e al granaio anche in que’ giorni nei quali la pioggia impediva i lavori della campagna. Il fattore Ippolito, vecchio merlo, ammaestrato da sessant’anni d’esperienza, ne aveva subito aocchiato la qualità della carne e la quadratura delle spalle. Tanto che, ogni volta che si presentava l’occasione d’un lavoro aspro e delicato:
— Ditelo a Menico.

Così, quando c’era da portare alla villa una barrocciata di roba fragile e grave, col tempo piovoso e le strade guaste:
— Attaccate il Moro.

Ma per Menico erano trionfi. Un soldato valoroso che si sente chiamare per nome nei momenti di maggior pericolo, poteva aprire il core all’orgoglio come lo apriva quel vigoroso ragazzo quando il fattore diceva:
— Chiamate Menico.

E Menico non fece pentire chi aveva riposto in lui tanta fiducia. Sobrio, forte e obbediente, incominciò a lavorare quei terreni quasi da fanciullo; e non ha mai cessato, e non ha mai rallentato fino agli ottantadue anni, quanti ora ne conta. Taciturno e insocevole, ora come da giovane, punto si espande coi suoi pettegoli compagni di lavoro. Chi canta, chi ciarla, chi ride. Lui tace e lavora, niente lo distrae, niente lo commove. Quando sente rammentare i suoi genitori che tanto somigliavano a lui, increspa la fronte, aggrotta le ciglia e lavora.

A chi gli domanda perchè non ha preso moglie, lui non risponde con le parole: alza in alto con una mano la vanga, e battendone il manico con l’altra, fa capire che quella è la sua sposa. Gira in tondo un’occhiata di compassione ai suoi fratelli di fatica, e ripiglia silenzioso il lavoro. In ogni angolo di quei poggi egli ha un ricordo che basta a riempirgli a trabocco quelli che altri crederebbero vuoti del suo cuore.

Dove è quella bella strada carreggiabile, sessant’anni fa era un abisso di frane scoscese. Lui ci lavorò.

Quei bei vigneti sulla costa di levante erano, trent’anni addietro, desolate prunicce dove un grillo sarebbe morto di fame. Lui ci lavorò.

La vedete quella bella chiudenda d’olivi, quasi pianeggiante? Là, cinquanta anni or sono, era un dirupo. Tutto a forza di colmate. A quelle colmate lui ci lavorò.

Quella bella posta, tutta a viti scelte e a fruttami, elle è la delizia di chi la vede, lui la piantò, lui fece tutti gl’innesti; e quando fu finita, il padrone vecchio, bon’anima, gli regalò una bella cacciatora usata e gli disse:
— Bravo!
[…]

 

( Renato Fucini, Menico, tratto da “All’aria aperta”, 1897 )

 

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