Renato Fucini, La fonte di Pietrarsa – 3/5


La fonte di Pietrarsa - pagina 11
Illustrazione tratta dalla pagina 11 di “All’aria aperta” di Renato Fucini – 1897

[…]

La mattina dopo, tutto era ritornato nella calma; tutti avevano ripreso le loro faccende, e soltanto l’accollatario della fonte girava stralunato per il paese, con una gran pèsca in un occhio prodotta da una legnata ammollatagli, non sa nè anche lui chi ringraziare, quando jersera, in quel trambusto, si trovò a dire la sua.

In fin dei conti, considerata bene la cosa, i protestanti non avevano torto. Sempre ogni cosa per comodo dei signori! La fontana nel mezzo, eh! perchè nel mezzo ci sta il sindaco, tre assessori e quel porcone del sor Girolamo! Bene, eh? Tutti i lampioni gli hanno a cavare di cima e di fondo, e piantarli tutti davanti alla spezieria!  Hanno a lastricare solamente lì, se voglion far bene! Non gli basta il vino, e vorrebbero anche l’acqua! La fonte lì, il telegrafo lì, la farmacia lì, la balia l’hanno voluta lì, e lì ci avrebbero a portare anche un serpente che s’avventasse a mangiargli il core a tutti quanti sono! Legnate! schioppettate! veleno!… E noi poveri si creperà. E la chiesa non conta nulla? E il povero Gambacciani, che ha da lavare le diligenze tutti i giorni e ha tre gubbie di muli nella stalla, dovrebbe andare fin laggiù a pigliar l’acqua?! Ma il sindaco è un galantuomo, e lui, vedrete, accomoderà ogni cosa. Speriamo!

Questi, press’a poco, i discorsi nel caffè e dal tabaccaio; ma, alla peggio, in capo a due giorni, tutti si abbonacciarono, e, quando me ne venni per tornare a casa, nessuno si sarebbe accorto che poche ore avanti s’era scatenata in paese quella po’ po’ di tempesta.

Intanto l’acqua della sorgente che si scaricava impetuosa giù nella profondità del dirupo, scrosciava con tanto rumore da dare perfino noia alla figliola del signor Girolamo, la quale da due mesi, Dio glielo perdoni, studiava al pianoforte il valtzer della Traviata per un’accademia a benefizio degli Ospizj marini.

Quando fui a metà di strada per tornarmene a casa, incontrai l’ingegnere il quale, facendo sfegatare il suo povero cavallino su per quelle salitacce, veniva verso Pietrarsa. Aveva un diavolo per capello. Mi provai a rammentargli il dì otto di marzo e la pipa di radica; ma non agguantò la conia. Mi salutò, fece le viste di ridere e, scusandosi, tirò avanti per la sua strada.

[…]

( Renato Fucini, La fonte di Pietrarsa, tratto da “All’aria aperta”, 1897 )

 

 

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