Renato Fucini, Il professore – 2


Il professore - Pagina 123
Illustrazione tratta dalla pagina 123 di “All’aria aperta” di Renato Fucini – 1897

[…]
Eppure, Cecco d’Orsola, poco tempo addietro era stato a un pelo di diventare un grosso e danaroso commerciante. Quando prese moglie, il guadagno sul quale poteva fare un incerto assegnamento, montava a circa centocinquanta o dugento lire l’anno, che raspollava sù sù, portando lettere alle ville dintorno, allevando nidiate di merli e d’usignoli, tosando cani e facendo la barba per un soldo ai contadini. La moglie faceva la treccia e, col suo guadagno di trenta o quaranta centesimi la settimana, provvedeva alla biancheria e alle spese minute della famiglia.

Finchè non vennero figlioli, fu per i due sposi una cuccagna, e, vero miracolo della miseria, lei trovava il modo di mettersi addosso anche qualche trina; lui trovava quell’altro di fumare a pipa e di prendere il ponce tutte le domeniche.

Fino al terzo figliolo, nessun cambiamento si notò nei costumi dei due coniugi; al quarto, come le vele di due paranze prese al largo dal libeccio s’imbrogliano una dietro l’altra via via che il vento rinfresca, così sparirono le trine di lei e fu soppresso il ponce di lui. Al quinto sparì la pipa; al sesto…. al sesto, Cecco pensò seriamente ai casi suoi e aprì in un sottoscala una rivendita d’ogni cosa: pentoli, granate, ventole per il fuoco, salvadanari, trabiccoli per il letto, fiammiferi ecc. ecc. Ma il commercio veramente remunerato le lo faceva di certe paste con gli anaci, di sua invenzione, che chiamava parigine, le quali, ogni mattina, andavano via a ruba fra i ragazzi delle scuole, a un centesimo l’una.  Delizioso mestiere per lui! La piccolezza dello stambugio gli permetteva di fare ogni cosa da sedere; e lì si grogiolava, nell’inverno stando dentro tutto stoppinato con lo scaldino fra le gambe e la pipa in bocca; nell’estate, seduto sulla porta, tutto sbracalato, a sonnecchiare, a sbadigliare e a scacciarsi le mosche col giornale.

— Bravi, bravi bambini! Fermi, fermi con quelle mani. Si guarda e non si tocca. Quante lei? E voi?… Cinque? E il soldo dove l’avete? Va bene!… Passa via! pezzo di ladro, se non t’ammazzo io, non t’ammazza nessuno!

Un cane aveva dato una linguata nella cesta delle parigine. E i ragazzi, fra grandi risa:

— L’ha leccate, l’ha leccate!

La seggiola di Cecco volava dietro al cane, e il cane se la batteva a precipizio, con la coda fra le gambe.

— Non ha leccato nulla! — gridava Cecco.
— Sì, l’ha leccate, l’ha leccate! — gridavano i ragazzi, più forte di lui.
— Ha leccato questa e quella lì.
— È vero, è vero: questa e quella lì!
— L’ho veduto anch’io….
— Sì, sì, l’ho veduto anch’io.

Cecco, allora, levava dalla cesta le due parigine sospette, dicendo: «Queste le mangerò io» di sotterfugio ce le rimetteva appena allontanatosi quel primo gruppo di avventori, e riprendeva coi nuovi che arrivavano lo scambio rumoroso di paste e di centesimi, e la distribuzione di consigli paterni, dei quali Cecco era prodigo con tutti, ma specialmente con quelli che acquistavano una maggior quantità di parigine.

— Bravo, bravo bambino! studia e fatti onore. Oggi un dieci a tutti! Bravi ragazzi, così va bene! E tenetelo a mente: quando si compra, bisogna pagare; e la roba degli altri non si tocca, se no, siamo ladri…. Dico bene?
[…]

( Renato Fucini, Il professore, tratto da “All’aria aperta”,1897 )

One Comment Add yours

  1. fulvialuna1 scrive:

    “raspollava”…bellissimo!😀

    Mi piace

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...