Renato Fucini, Il professore – 3


Il professore - Pagina 123
Illustrazione tratta dalla pagina 123 di “All’aria aperta” di Renato Fucini – 1897

[…]

Finita la vendita, poco prima delle nove, consegnava la bottega alla moglie e dormiva fino all’ora di desinare. Dopo mangiato, faceva un pisolino di due o tre ore, e verso buio andava in piazza a prendere una boccata d’aria, perchè proprio ne aveva bisogno prima d’andare a cena e a letto.

Una mattina, avanti giorno, mentre preparava assonnato le sue parigine, sbadigliando, brontolando e impastando, sbagliò la qualità e la dose degli ingredienti. Invece di sale, ci buttò zucchero; invece di anaci, coriandoli.

Da quello sbaglio, la sua fortuna. Il grido dei nuovi biscotti coi coriandoli passò presto dai ragazzi alle famiglie, e alla bottega di Cecco fu una processione continua di gente del paese e della campagna, fra le quali primeggiavano i villeggianti dei dintorni che non davano respiro al povero Cecco, il quale fu costretto a chiamare in aiuto un suo fratello calzolaro. Ma nemmeno in due poterono bastare al lavoro, e bisognò, dopo pochi giorni, mettere all’opera anche la moglie e i tre figlioli maggiori.

Dai villeggianti, la fama delle parigine si estese ai loro amici e parenti lontani, e cominciarono allora a fioccar lettere, cartoline, telegrammi e vaglia postali in tal quantità, da mettere alla disperazione Cecco e il suo fratello che non sapevano più dove battersi la testa, in mezzo a quel trambusto indiavolato. Ma Cecco e il suo fratello, da buoni toscani, amici sinceri del quieto vivere, e previdenti, annusata la tempesta che li minacciava, pensarono seriamente ai casi loro, e si misero al coperto prima che incominciasse a piovere più forte.

— Mondo birbone! e questa si chiama vita da cristiani?
— Se non ci si piglia rimedio a tempo, qui, caro mio, ci si lascia la pelle!
— Sangue d’un cane! qui non si mangia più un boccone in pace!
— Qui c’è appena tempo di riprender fiato la notte!
— Qui non si conosce più quand’è festa e quando è giorno di lavoro!
— E servitori di tutti!
— Eppoi che maniere! — Io n’ho bisogno di un chilo per domattina!… Io di due chili in tutti i modi, per domani sera. Io di tre per… Ma, signori, abbiamo due braccia sole!
— Siamo di carne anche noi!
— Io non ne posso più!
— Io mi tengo ritto per miracolo!
— Si chiude e si fa finita?
— Finiamola!

E presi da un sacro orrore per quella vita da galeotti, i due fratelli decisero di vendere la bottega allo Svizzero, di mandare al diavolo tutti i loro tormentatori e…. crepi chi vuol crepare!…

— Professore, ben alzato.
— Ha riposato bene, professore?

Fra quei giovanottacci della barcaccia v’era anche il figliolo di quel birbone dello Svizzero che a forza di parigine aveva comprato, in due anni, pezzo di figuro! un bel cavallo, un bel calesse e una bella casa colle persiane, col giardino e ogni cosa!

 

( Renato Fucini, Il professore, tratto da “All’aria aperta”,1897 )

 

2 Comments Add yours

  1. Patrizia M. scrive:

    Una lettura piacevolissima, ti ringrazio!!
    Saluti, Patrizia

    Mi piace

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