Giovanni Papini, Scoperta del mare – 1


Molo - 2015 01 31 - Foto0624

M’ incamminai alla ricerca del mare che vedevo riposare, in fondo, dentro la retta orizzontale che lo chiude in tutti gli scenari del mondo. Il paese era un miscuglio di casali rustici e di palazzini cittadineschi come tutti i paesi insozzati dai bagnanti dell’estate. Ma nelle strade rosse c’erano ancora prode d’erba e di margherite e ciuffi di asfodeli in boccio e fratte di spini in fiore. Mi ricordai che proprio in questo giorno era segnata per il nostro emisfero l’ inaugurazione della primavera.

Ma di marzo questi borghi di spiaggia sono deserti come il mare. S’avvicinava il tramonto — il sole, prima di calare nell’acqua, si mascherava di nuvole. Qualche donna con dei fagotti in mano passava, lesta, di casa in casa ; dei bambini giocavano con una palla di gomma gridando ; non si vedevano uomini. Ne incontrai uno solo, con una barba bianca molto aderente al viso, corta e ricciuta, che gli saliva verso le tempie’ e si ricongiungeva ai bianchi sopraccigli. Andava solo, lento, intero, sotto un grande ombrello e somigliava di profilo a un vecchio sacerdote ninivita, di queUi che si vedono sui bassorilievi colla barba stilizzata a treccioline.

Dove saranno tutti gli altri uomini, i padri di questi ragazzi, i mariti di queste donne che scappano ? C’erano, invece, gli animali. Ogni tanto, in quelle strade erbose, mi trovavo dinanzi un cavallo castagno che pasceva tra i sassi, un asino bigio e di lungo pelo che guardava il cielo coi grandi occhi buoni, un maiale pallido che fregava nel fossetto vicino al muro, un cane attento che si fermava senza abbaiare. Tutti senza padroni senza guardiani, senza pastori : potessero anche gli uomini, qualche volta, star così per le vie senza nessuno badarli !

Uscii dal paese senza vedere il mare. Il vento di terra sciupava la stesa di ferro livido e l’acqua sputava un po’ di bava sulle alghe della riva. Il cielo era più cattivo del mare. Grigi continenti di nuvole, solcati dal volo bianco delle procellarie, l’occupavano quasi tutto, lasciando appena qua e là baie e pozze di celeste verdino. Cielo puro di tutti i desideri, sempre nascosto al viaggiatore che non ha trovato ancora la sua casa stabile, il luogo che non si può abbandonare !

Più deserto il mare del cielo. Io, sdraiato sull’alghe, guardavo il cielo. E fissando le nuvole riconobbi ad un tratto, in uno di quei frastagliati continenti, l’ Europa. Nulla mancava. Né, al nord-ovest, l’arcipelago del Regno Unito né la massiccia penisola della Spagna, né la smerlettatura della Grecia. Ma lo stivalone d’ Italia dondolava al vento, più nitido e bianco del resto. E quell’ Europa di vapori sospesi mi pareva, quasi, più vera dell’altra di terra, dove gli uomini seppelliscono gli uomini, e non c’è neanche lo sfogo d’urlare. Io non potevo staccare gli occhi da quel celeste atlante che s’era aperto per me alla pagina della mia patria. Ma le nuvole son friabili e volubili. Di lì a un momento un blocco si sfasciò dalla parte d’oriente ; le isole illanguidirono ; l’ Italia divenne pallida, velata, smorente, si confuse nel tutto, svanì.

[…]

 

( Giovanni Papini, brano tratto da “Giorni di festa” – Vallecchi, Firenze – 1920 )

 

5 Comments Add yours

  1. fulvialuna1 scrive:

    “…alla ricerca del mare che vedevo riposare, in fondo, dentro la retta orizzontale che lo chiude in tutti gli scenari del mondo.” , bellissimo.

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  2. Antonella Sacco scrive:

    L’ha ribloggato su Antonella Saccoe ha commentato:
    Un brano malinconico e molto poetico

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  3. Antonella Sacco scrive:

    Davvero un bel brano.

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  4. Daniela scrive:

    gradevolissimo questo libro che trovo di una modernità squisita.Ci si perde in alcune descrizioni
    Ciao e buon weekend

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