Eugenio Müntz, Firenze – Palazzo Pitti


Firenze - Palazzo Pitti
Firenze – Palazzo Pitti – immagine tratta da “Firenze e la Toscana” di E.Muntz – 1899 – Fratelli Treves Editori

Tre monumenti sulla riva sinistra reclamano per diverse ragioni i nostri omaggi: il Palazzo Pitti, la Chiesa di Santo Spirito e la chiesa del Carmine, senza parlare d’una quantità d’edifizi secondari, dei quali ognuno possiede il suo palladio, e pone la sua nota in questo vasto concerto.

La storia del Palazzo Pitti è tutta un’epopea: Luca Pitti, più temerario del suo contemporaneo Cosimo dei Medici, risolse, nel 1440, d’innalzare una dimora che dovesse eclissare ogni altra dimora d’Italia, o, per usare le espressioni del Machiavelli, “un palazzo più grande di qualsiasi altro eretto sin a quei giorni da un privato”.

Egli fu tosto servito dal Brunellesco che gliene fornì i disegni, ma abbandonò la direzione dei lavori al suo allievo Luca Fancelli, l’abile architetto dei marchesi di Mantova. Nel 1466 Luca potè inaugurare il corpo principale del fabbricato. Il palazzo non aveva allora che una facciata di sette finestre.

Ma con tale gigantesca costruzione, i Pitti si esaurirono. Nel 1549, essi dovettero cedere il palazzo a Cosimo I, che vi s’installò sin dall’anno seguente. Questo principe incaricò nel medesimo tempo Ammanati di curare l’interno, e costruire la parte posteriore, che dà sul giardino Boboli (1550-1560). Ma non s’arrestarono qui i lavori d’appropriazione e d’ingrandimento: nel secolo XVII, i Parigi triplicarono la lunghezza del pianterreno e del primo piano, limitandosi ad aggiungere sei finestre al piano superiore; dal 1763 al 1839, Ruggieri e Poccianti eressero le due ali che sporgono sulla piazza.

Era impossibile sviluppare e completare meglio di così l’opera del Brunellesco ; era pure impossibile penetrare meglio di così nell’ idea dell’ iniziatore.

Le costruzioni che sostengono le ali e che hanno esse medesime l’altezza d’una casa, conservano la semplicità, la severità delle linee dell’ edificio che circondano, la sua selvaggia grandiosità. Persino la piazza, nella sua nudità coi suoi noiosi ciottoli, concorre a rialzare l’effetto.

[…]

( Eugenio Müntz, brano tratto da “Firenze e la Toscana”, Fratelli Treves Editori, 1899 )

One Comment Add yours

  1. marzia scrive:

    Ricordando ancora la visione che ebbi del Palazzo, la foto dei Fratelli Treves mi incanta

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