Renato Fucini, Scampagnata – 3


Altopascio - 1904 - Foto tratta da Come eravamo - Lucca - Edito Il Tirreno
Altopascio – 1904 – Foto tratta da “Come eravamo – Lucca” – Edito Il Tirreno

[…]  Ci fu un momento di silenzio, eppoi il sor Cosimo riprese la conversazione:
«Vedete, Paolo, questo è quel signore che si diceva anche l’altra sera…».
«Lo so, lo so; benedetto voi che non la fate mai finita. O quante volte le volete ridire le cose ?»
«No, vi volevo dire…»
«L’avete fatto rinfrescare ?»
«L’ho detto a Gostino. Ora verrà.»
«E lei è di Firenze, eh ?», mi domandò il Cappellano.
«Per servirla.»
«Annataccia, caro signore. Se non piove non si fa la prima. Anno, in questo giorno d’oggi, alle dieci, n’avevo presi cinquantasei ! e stamani… dianzi me ne son venuto all’otto per la messa, s’era preso tre uccellucci e un maledetto falco che m’ha rovinato, guardi, mezza questa mano. O a Firenze ne pigliano ?»
«Per dir la verità, non ne ho domandato.»
«O il priore di San Gaggio ne piglia quest’anno, ne piglia ?»
«Che sappia io… non glielo saprei dire.»
«Ah ! perché venerdì passato mi mandò a dire che non aveva fatto nemmeno l’ingabbiature. Dice che c’è padre Lorenzo della Santissima Annunziata che non sta punto bene. Che è vero ?»
«Se debbo dirle la verità… non lo so.»
«O dunque, o che non sa nulla lei ?»
«Le dirò… Parliamo piuttosto di lei. Mi diceva ora il signor Cosimo…»
«Io torno un momento alla tesa. Il desinare, dite Cosimo, per che ora ?»
«Ditegliela voi a quelle donne l’ora che vi fa comodo.»
«Ah ! eccone una !», disse don Paolo che era sull’uscio per andarsene.
«A che ora si mangia, Flavia ? a mezzogiorno ?»

La signora Flavia, moglie del mio ospite, accennò di sì col capo entrando nella stanza, mentre il Cappellano, insalutato ospite, se n’andò alla tesa. Mi venne incontro pari pari, mi domandò come stavo, mi disse che ci aveva piacere prima che io le rispondessi «bene», e si piantò a sedere a guardarmi. Il sor Cosimo, che faceva tutte le parti:
«Vedi, Flavia: questo è quel signore che ti dicevo l’altra sera…». E la sora Flavia daccapo.
«Che fa ? sta bene ?»
«Sissignora.»
«O la su’ sposa ?»
«Benissimo: grazie.»
«La saluti.» Eppoi, guardando il marito come per domandargli se mi doveva dire altro, si rimise zitta a contemplarmi.

Per fortuna il signor Cosimo mi levò dall’imbarazzo di trovare un tema per la conversazione e la riattaccò colla politica. Ed essendoci allora sul colmo la questione di Tunisi, naturalmente cascò addosso a Tunisi e s’arrabbiò, s’infiammò, e spiattellò sbuffando le sue idee sulla politica estera, e concluse che se lui e ‘l su’ fratello prete fossero stati al ministero, i Francesi a Tunisia non c’erano neanche per la misericordia di Dio, perché… Ma lo interruppe la signora Flavia per domandarmi se nella roba del mio vestito c’era cotone. Tenni dentro una risata e le risposi a caso di no.
«E allora costerà dimolto, eh ?»
«Sì… mi pare sette lire il metro.»
«Ah, fanno a metri loro ! Dev’esser roba bona, però ! Vedi, Cosimo, te l’avresti a fare compagno…»
«Sìe, sìe, benedetto vizio di venire a troncare i discorsi in bocca ! se ne parlerà poi… poi se ne parlerà.» E rivolgendosi di nuovo a me:
«Perché se la Francia…». Ed era per riattaccare su Tunisi quando si vide aprire la porta e compare la sua sorella, la signora Olimpia, nubile sulla cinquantina, quella che i contadini m’avevan dato come una letterata.

Aveva un vestito celeste chiaro sbiadito col cerchio, una mantiglia color pulce sul braccio, in capo una pamela di paglia giallo-sudicio guarnita con un tralcio d’ellera naturale, e due pendoni di capelli impecettati le scendevano con dolce voluta quasi fino sulle guance leggermente salsedinose. In una mano aveva l’ombrellino da sole e un mazzetto di vainiglia, e nell’altra un libro dentro al quale teneva l’indice per segno. Si avanzò con disinvoltura ostentata, e con un inchino a occhi strizzati: «Oh ! signore», mi disse, «ella è benvenuto in questo modesto abituro».
«Delizioso abituro, signorina, dove non vorrei essere importuno.»  […]

 

(Renato Fucini, brano tratto da “Scampagnata”, in “Le veglie di Neri: paesi e figure della campagna Toscana”, 1882)

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