Idelfonso Nieri, “La buona fé mi caccia, ma il legno è di barcaccia”


Processione
Processione – Immagine tratta da “Come eravamo – Lucca” – Edito Il Tirreno

La buona fé mi caccia,
Ma il legno è di barcaccia

Volete sapere il fatto perchè si dice così? Eccovelo. Una volta a quei tempi, sapete pure, a quei tempi di una volta, ci era in un paese lontan lontano una donna che era indemoniata, che aveva un diavolo in corpo. L’avevano scongiurata tante volte, ci eran venuti tutti i preti e tutti i frati del vicinato, gliene avevan dette e fatte di tutti i colori, ma lui sempre duro, non si era voluto muovere. Si vede ci stava piúmicio! Erano sgomenti.

Dopo del tempo, certi forestieri dissero a quelli di questa casa che in un monte lontano, c’era il corpo di un Santo così potente che a pigliare un pezzetto di legno di quello della cassa dov’era e presentarlo agli indemoniati, i diavoli scappavano via peggio del vento.

Era per appunto vicino il giorno della festa di quel Santo, e loro, senza perder tempo, ci spedirono espressamente uno che andasse e riportasse una schiezzina di quel legno benedetto. Lui va via, e cammina, cammina, cammina, arriva a quella festa in su quel monte. C’era tanta ma tanta gente, com’usa per le solennità su per i monti, e tutti erano allegri matti: chi cantava, chi sonava, chi ballava; e poi c’erano delle baracche dove si sgranavano di bravi polli e si trincava di bravo vino. Ora quest’uomo, o che si perdesse a stare a vedere, che si mettesse anche lui in combriccola a ballare e far baldoria, o che o come, fatto si è che si scordò del legno da dover prendere, dell’indemoniata e tutto. La sera chiusero la custodia del Santo, e il giorno dopo anco la chiesa; ed ecco fatto che dovette ritornarsene indietro senza niente.

Se ne veniva giù  giù, gamba gamba, e sempre mulinava col suo pensiero come potersi scusare. Intanto arriva a un’acqua che bisognava traversare in barca. Monta su e comincia a passare. A vedere quel legno mezzo tarlato di quella barca, gli cascò in mente: «E se pigliassi un pezzetto di questo legno qui?»

E come se non fossero fatti suoi, ne taglia una bella fetta, come fusse polenta, se la mette in catana, e via. A casa tutti l’aspettavano in gloria, e più che tutti quella povera donna, perchè eran sicuri che, venuto il legno, lei era bella e guarita.

Finalmente lo scorgono da lontano:
«Eccolo! eccolo! Dov’è il legno? Dov’è il legno?»
«A voialtri, eccolo qui!»

Lo pigliano, e via di correndo, lo portano a quella donna che aspettava in ginocchioni, e tosto che ebbe veduto quel pezzo di legno fu subito liberata, e si sentì una vociacela che disse:

La buona fé mi caccia,
Ma il legno è di barcaccia.

E ora si seguita a dire così, specialmente quando facciamo una cosa più per la bontà di chi ce la chiede, che per il merito della cosa in se stessa.

 

( Idelfonso Nieri, “La buona fé mi caccia…”, tratto da “Cento racconti popolari lucchesi”, 1908 )

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