Idelfonso Nieri – “Beppe be’? vo’ bere anch’io”


Altopascio - 1930 -
Altopascio – 1930 – Immagine tratta da “Come eravamo – Lucca” – Edito Il Tirreno

Non c’è la peggio che quando uno nel far del male si può mantellare coll’esempio dell’altro, massime poi quando quest’altro è uno scalino d’autorità più ‘n su.

Beppe era un contadino di quelli di Bótro, e era il capo di casa. Aveva in cantina una botte di vino che avrà tenuto da sette a otto some; e qualche volta fra giorno, scendeva giù guatto guatto, e si puppava bellamente qualche lucia di questo vino.

Cercava però di farla alla soppiatta dagli altri di casa; ma il suo fratello più piccolo se ne accorse, e anco lui, quando gli riusciva sgusciarci credendo di farla pulita, andava giù, empiva la lucia, e diceva:
«Beppe be’? vo’ bere anch’io», e succhiava.

Le donne di casa se ne addettero, e anche loro, quando capitava il bello, infilavano alla botte, e:
«Beppe be’? vo’ bere anch’io!»

Ci avevano poi i muratori giusto a fare un’apertura nei muri di cantina, e una volta andò che sentiron la sposa dir così e intanto beveva. Loro mangiarono un punto, e subito anco loro scappa a stuzzicare lo zipolo della botte! dicendo:
«Beppe be’? vo’ bere anch’io!»

Insomma dagli dagli con questa canzoncina, in quattro e quattr’otto sgrondarono la botte.

 

( Idelfonso Nieri, “Beppe be’? vo’ bere anch’io” , tratto da “Cento racconti popolari lucchesi”, 1908 )

 

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