Girolamo Mancini, Cortona 1


Cortona - Panorama - immagine tratta dal libro “Cortona, Montecchio e Castiglione Fiorentino” di G.Manccin– Istituto Italiano d’Arti Grafiche, 1909
Cortona – Panorama – immagine tratta dal libro “Cortona, Montecchio e Castiglione Fiorentino” di G.Manccin– Istituto Italiano d’Arti Grafiche, 1909

Cortona, una delle più vetuste città d’Italia, sorge rivolta a mezzogiorno ed a ponente in una controscarpa, dell’Appennino alta sul livello del mare metri 649,90. mentre da basso, nel piazzale della Fiera, i fondamenti della cinta urbana si trovano a metri 456. Gli archeologi non si posero mai d’accordo nel determinare qual gente fondò la città. Alcuni la vogliono edificata dai Pelasgi, altri dagli Umbri, dai Tirreni, o dagli Etruschi ; ma difettano documenti storici, ed anche tradizioni rispettabili, per decidere la controversia. Senza dubbio fu costruita da una razza d’uomini robusti ed intelligenti. L’enormi pietre rettangolari con meravigliosa esattezza disposte in piano sulle fondazioni delle attuali mura urbane, quasi per intero ricostruite sopra le primitive, dimostrano la perizia degli ingegneri direttori del trasporto e della collocazione dei colossali macigni.  Nè fu minore la bravura degli scalpellini nell’estrarre i blocchi dalle cave, spianarli, squadrarli, approntarli per metterli in opera.

Viene attribuita al Brunelleschi ed esaltata l’invenzione del semplicissimo ordigno che tanto facilita il collocamento di pesantissimi macigni ; ma l’oculato architetto aveva osservato in Roma al centro dei più grossi pezzi di travertino o di marmo un buco a sottosquadra, stretto in alto, largo in basso, e giudicando destinati ad uno scopo speciale i misteriosi incavi, divinò che avessero dovuto dare il passo a un arnese di ferro munito di diverse piastre, le due ultime da un lato cuneiformi, le altre parallelepipedi, tutte giranti su solido perno fissato a campanella altrettanto robusta. Le piastre introdotte nel buco fissano il blocco alla campanella, dove viene legato un canapo fatto scorrere in alto sulla carrucola pendente da gagliarda capra, e così si sollevano agevolmente i macigni. L’ulivella per innalzare ponderose pietre immaginata dal Brunelleschi è uguale o simile allo strumento usato dagli antichi.

Per allargare a sufficienza il più frequentato ingresso nella città, rimasto troppo angusto, fu nel 1801 demolita la porta medievale, e lateralmente un piccolissimo tratto della cinta urbana costruita coi grandi massi rettangolari usati dai fondatori di Cortona. Sui macigni rimossi vidi io stesso i buchi per introdurvi l’ulivella incavati parecchi secoli prima di quelli osservati dal Brunelleschi a Roma.

Nelle costruzioni arcaiche di Cortona le pietre disposte colla maggior diligenza in file regolari della medesima altezza non sono collegate colla calcina.  Le difficoltà da vincere per collocare quei massi impensierirebbero anche gli architetti moderni.

 

( Girolamo Mancini, brano tratto da “Cortona, Montecchio e Castiglione Fiorentino” – Istituto Italiano d’Arti Grafiche, 1909 )

Cortona - Muro ciclopico della città - immagine tratta dal libro “Cortona, Montecchio e Castiglione Fiorentino” di G.Manccin– Istituto Italiano d’Arti Grafiche, 1909
Cortona – Muro ciclopico- immagine tratta dal libro “Cortona, Montecchio e Castiglione Fiorentino” di G.Manccin– Istituto Italiano d’Arti Grafiche, 1909

 

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  1. fulvialuna1 scrive:

    Dove vivo io ci sono mura ciclopiche in Alatri, ogni volta che mi avvicino mi gira la testa….quale uomo può aver fatto tanto?

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