Francesco Fontani, Firenze – Palazzo Pitti: Cortile


Firenze - Palazzo Pitti - Facciata posteriore
Firenze – Palazzo Pitti – Facciata posteriore – immagine tratta da “Firenze e la Toscana” di E.Muntz – 1899 – Fratelli Treves Editori

L’architettura, fra le tre Arti sorelle la più utile, anzi la più necessaria per l’uso comune della vita, ebbe fuor d’ogni dubbio luogo onorato in Toscana fino da’ più remoti suoi tempi: ma poiché in fuor degli avanzi delle ancor superstiti mura che cingevano l’Etrusche Città, e delle vecchie Torri , non ci rimangono esempj di gran mole onde poter giudicare della perizia de’ toscani artisti nell’adornare con armonica simmetria le loro fabbriche, e non potendosi inoltre con sicurezza decidere sul tempo in che furono fatte e l’Urne Sepolcrali, ed i Vasi dove apparisce qualche cosa d’ordine Architettonico, di qui egli è che rimarrà forse per sempre ragionevolmente equivoca l’esistenza pretesa di quell’ordine,  che a differenza de’ tre già noti ,  ed inventati dai Greci,  Toscano da alcuni si appella.

E per ciò che concerne questo Palazzo: “Le forze degli eredi di Luca” scrive il Baldinucci “non potendo forse corrispondere a dar compimento ad una fabbrica tanto suntuosa , cosicché già s’era perduto il modello del Brunellesco, Cosimo I, mosso dal naturale suo genio di por la mano ad  opere magnifiche, determinò che a quel gran principio di fabbrica fosse dato fine corrispondente,  ed all’Ammannato ne commesse la cura. Questi dunque con suo modello fece il maraviglioso  Cortile, e l’abbellì a segno tale, che non è chi dubiti esser questo uno de’ più maestosi edifici che si veggano al mondo”.

Noi dobbiamo sicuramente dolerci della perdita fatta del disegno di Filippo, il primo fra gli Artisti che urtando contra la barbarie elìminò affatto le Gotiche e Longobarde mostruosità: ma non possiamo non sapere buon grado al fino discernimento, e delicato gusto dell’ Ammannati, che trovato modo per cui nobilitare il primo concetto del Brunelleschi d’opera Rustica, senza punto offendere l’architettonico genio del totale, seppe sì bene accoppiare nell’ordine primo la forma Dorica , nel secondo la Ionica, e la Corintia nel terzo, che invano alcuno potrebbe presumere di trovarvi cosa che fosse meno opportuna, o non pienamente confacente alle severe regole dell’Arte.

Se fra le essenziali qualità e pregi onde l’Architettura si abbella non è il minore quello che Vitruvio chiamò il Decoro, il quale imprime in ciascheduna fabbrica un certo natural carattere, che ben tosto annunzia allo Spettatore il suo destino, la maestà di questo Cortile ben dimostra a chiunque esser questo destinato a formar parte d’una Regia di Principi ad ogni buona arte affezionatissimi.

Qua i giusti estimatori ravviseranno facilmente quanto si possa far trionfare la ragionevole unione del solido e dell’utile con la bellezza, nel che specialmente consiste tutto il difficile della perfetta Architettura: qua potranno rinvenire quell’assoluto equilibrio del tutto con le sue più minime parti, che tanto soddisfa l’ intelligenza.

 

( Francesco Fontani, brano tratto da “Viaggio pittorico della Toscana – Vol. 1” – Firenze per Vincenzo Batelli e Comp., 1827 )

 

 

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