Federigo Tozzi, Tre croci – 3 – Capitolo 1/3


Siena - Via della Galluzza - Immagine tratta dal libro di Rusconi A.Jahn Siena - 1907
Siena – Via della Galluzza – Immagine tratta dal libro di Rusconi A.Jahn Siena – 1907

Niccolò restò su la sua sedia; e si mise a biascicare un sigaro, sputando i pezzetti sotto lo scrittoio; allungando le gambe fin nel mezzo della bottega. Quando entrò un signore, che conosceva perché una volta erano andati a caccia insieme, Niccolò non si mosse nemmeno.
Quegli chiese: – Come sta?
– Io, bene. E lei?
– Un poco di raffreddore.

Niccolò sorrise, dicendogli con una serietà finta di cui nessuno alla prima si accorgeva:
– Si abbia riguardo!

Il signor Riccardo Valentini, allora, guardò qualche libro, e Niccolò richiuse gli occhi come se non ci fosse stato nemmeno. Tutti quelli che lo conoscevano, non si rivolgevano mai a lui per comprare; ma a Giulio, magari aspettando che tornasse, se non c’era.
Il Valentini gli disse:
– Bella vita, sempre a sedere!
– Lo so! Me la invidia anche lei?
– Io? No, da vero. Anzi, ci ho piacere.
– E io campo da signore per dispetto a quelli che mi vorrebbero vedere a mendicare. Non faccio bene? Devono tutti mangiarsi il fegato dalla rabbia!

Il signor Valentini fece una risata.
– Oggi, a pranzo, tordi e quaglie. E mi son fatto mandare da una delle migliori tenute del Chianti un vino che, se lo bevesse lei, resterebbe stupito. Dio! Come mi voglio godere! Per me, nella vita, non c’è altro! Sono nato un signore, io; più di lei!
– Più di me? Ah, lo credo! Lei non ha quelle preoccupazioni di cui io non posso fare a meno. Anche stamani son dovuto venire a Siena, perché il fattore mi s’è ammalato. Come si fa a rimandare al giorno dopo gli affari, con una tenuta di trenta poderi come io ho su le mie spalle! Senza mentovare, poi, anche le mercature.

Niccolò si sollazzava a quelle confidenze; e, fregatesi le mani, disse:
– Vino e ponci! Ma i ponci li faccio da me. Mezzo litro di rumme per volta! Ah, io sto bene!
Nella sua voce c’era una gioia rabbiosa e violenta. Ed egli, ridendo a quel modo, restava simpatico a tutti.
– Ora, quando torna Giulio, che è andato a un appuntamento con una bella signora, si chiude questa paretaia; e si va a mangiare. Che mangiata! Vorrei avere due ventri! Uno non mi basta! Ho fatto comprare, dalla nostra serva, un chilo di parmigiano e certe pere che passano una libbra l’una! Scommetto che le viene voglia di desinare con me!

Il signor Valentini rise e gli batté una mano su la spalla. Poi, chiese:
– Che Madonna è quella, lì nel mezzo alla cassapanca? Quella lì ritta?
Niccolò doventò serio.
– Non me lo vuol dire?
– Anzi! A lei dirò la verità: è una Madonna che ho trovato in casa d’un contadino. Non me la volevano vendere a nessun costo. L’ho pagata cento lire sole!
Si alzò, e con la voce che doventava acuta, ripeté gongolando:
– Cento lire! Cento lire! Me l’ha regalata! Ci voleva un idiota come quello!
– E lei quante ce ne prenderà?

La voce di Niccolò si fece tonante:
– Io?
Poi, con sprezzo:
– Ieri, un inglese mi dava quattromila lire, quattromila lire!
– E non l’ha data?
La voce parve calmarsi, farsi esatta:
– Ce ne prenderò seimila.

E siccome s’era rimesso a sedere, si alzò di scatto, battendo i piedi e ricominciando a gridare:
– Cento lire! Quell’idiota! Ci voleva un idiota come lui, per darmela!
E finse di ridere tanto, come fosse sul punto di soffocare.

Giulio, con il cappello su gli occhi, come senza avvedersene si metteva sempre tornando dalla banca, entrò serio:
– Di che ti esalti?

Niccolò smise istantaneamente; e s’avventò alla porta, come se fuggisse perché non valeva la pena di rispondergli.

 

( Federigo Tozzi, Tre croci – 1920 )

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