Federigo Tozzi, Tre croci – 4 – Capitolo 2/1


Siena - Piazza Tolomei e via Cavour - Immagine tratta dal libro di Rusconi A.Jahn Siena - 1907
Siena – Piazza Tolomei e via Cavour – Immagine tratta dal libro di Rusconi A.Jahn Siena – 1907

Fuori camminava a testa ritta, nel mezzo della strada, facendo il grande; rispondeva appena se lo salutavano, tirava via come se sprezzasse tutti; lesto, come se non avesse tempo da perdere.

Giunse, per la Via Cavour, fin dov’era una fruttaiola; e, allora, guardò le ceste in mostra; ma senza fermarsi, girando un poco il collo come se avesse da accomodarsi il solino.

L’odore delle frutta gli fece allargare e stringere le narici, e gli si piegarono le ginocchia; ma seguitò a camminare: benché senza raccapezzarsi più dove andasse, e a ogni pochi passi urtando qualcuno; poi tornò a dietro, pensando alle frutta vedute, che se le immaginava più buone e più saporite di quante ne aveva mangiate durante tutta la sua vita.

Quasi gli venivano le lagrime, perché si trovava senza denaro in tasca. Ma decise di supplicare il fratello, perché glie le comprasse.

In bottega non c’era più il signor Valentini; ed egli disse a Giulio:
– Che voleva quel vagabondo? Quando viene in bottega, un’altra volta, lo prendo a calci nei ginocchi.
– Che t’ha fatto di male? – gli chiese Giulio, ridendo.
– Toh! C’è bisogno che mi faccia qualche cosa di male? Non lo posso né vedere né sopportare: ecco quel che m’ha fatto!
– Tu non puoi vedere nessuno. Sei mezzo matto! Già, non saresti della nostra razza!

Allora, Niccolò gli strinse un braccio e gli disse, dopo aver fatto scricchiare i denti, come un ragazzo che non può più contenersi:
– Giulio, Giulio mio! Ho visto certe mele e certe pere che… se le potessi assaggiare, darei dieci anni! Me ne sono invaghito.

Giulio, divertendosi della sua ghiottoneria, gli chiese:
– Erano belle da vero?
– Meravigliose! Con una buccia grassa, che dev’essere come il burro! Io oggi non mangio, se non mi levo anche la voglia di quelle!
– Ci manderemo Enrico, quando viene!
– Sì, sì! Piglia tutto quel che abbiamo incassato stamani; e mandacelo. Fa’ invogliare anche lui.
– Non ci vorrà di molto!

Enrico entrò sbattendo l’uscio, per chiuderlo; perché quando una volta potevano tenere un commesso, se lo faceva sempre chiudere e aprire. Guardò tutta la bottega; per vedere se c’era qualcuno; sospettoso e pronto a qualche villania. Giulio gli chiese:
– Dove sei stato?
– Sei mio padre, perché io te lo debba dire? Te lo domando mai io a te?

Niccolò disse:
– Hai ragione!
– Tu stai zitto! – gli rispose Enrico, con la sua voce nasale e strascicata – Hai sempre voglia di ruzzare. Ho visto escire il Valentini: che ci viene a fare in bottega, se non compra mai un libro? Già, non sa nemmeno leggere! Perché non sta a casa sua? L’impiantito, quando è consumato, bisogna rifarlo fare con i nostri denari! Se stesse a casa, il fattore non terrebbe compagnia alla sua moglie!
– È vero? Chi te l’ha detto? Che soddisfazione mi dài!
– Lo so. Quando dico una cosa io, mi chiedete sempre da chi l’ho saputa! Ma, se non ci credete, per me è lo stesso.

Giulio aprì il cassetto dello scrittoio, prese con la punta delle dita dieci lire e gliele porse:
– Vai da Cicia, e compra due chili tra mele e pere.
– Io ci devo andare? O voi non siete capaci?

Niccolò non gli parlava più e non lo guardava nemmeno, come se lo avesse irritato. Giulio gli disse:
– È lui che ti vuol mandare.
– Ma io, se devo andarci, compro anche un pezzo di gorgonzola dal nostro pizzicagnolo.
– Fa’ quel che vuoi.

Enrico s’avviò verso l’uscio; e Niccolò, allora, disse:
– Purché tu ti spicci; invece di star qui tra i piedi!
E, quando fu escito, seguitò:
– Non ha voglia di fare niente.

 

 

( Federigo Tozzi, Tre croci – 1920 )

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