Federigo Tozzi, Tre croci – 6 – Capitolo 2/3


Siena - Porta Camollia - Immagine tratta dal libro di Rusconi A.Jahn Siena - 1907
Siena – Porta Camollia – Immagine tratta dal libro di Rusconi A.Jahn Siena – 1907

In quel mentre, aprì la porta Enrico, senza richiuderla; tenendo con ambedue le braccia tutte le frutta comprate. Egli disse, allegro:
– Ora, ci manca il gorgonzola! Non inventerete che io penso prima a me e poi a voi! Dite sempre che io sono un egoista!
Il Nisard si divertiva a vedere come Giulio era restato male e imbarazzato. Ma Giulio esclamò:
– Le pere son belle da vero!
Enrico chiese:
– Posso andare a casa? C’è altro da comprare?
Il fratello gli accennò la porta, e quegli uscì.
Enrico, quando aveva comprato qualche cosa, non salutava nemmeno: doventava piùarrogante e rispondeva male.
Allora, Giulio disse:
– La tavola bene apparecchiata è una nostra debolezza. Siamo tutti eguali: anche la mia cognata, Modesta, l’abbiamo avvezzata male.

Egli ora era impaziente di essere a casa; perché non lo avrebbero aspettato; e sapeva che i primi sceglievano sempre i bocconi più buoni. Se non ci fosse stato il Nisard, avrebbe chiuso subito la bottega; quantunque un signore gli avesse detto che sarebbe passato a comprare alcuni libri. Egli, pentito, soffriva anche di essersi impegnato ad aspettarlo; e, perciò, si dolse:
– Non capisco come si possano buttar via i denari per comprare la carta stampata! Io sto qui dentro, sacrificato tutto il giorno; non vedo mai di che colore è il cielo; m’è venuto a noia perfino a toccarli, i libri! Bella cosa sarebbe mandarli tutti al macero!
– Ma lei è così intelligente, e parla sul serio a questo modo?
– Sono stato intelligente. Ora, è finita. Ho quarant’anni, e mi sembra di averne ottanta o cento. Lei non mi crede né meno ora!

Il Nisard allargò le braccia; e, sorridendo, disse che si rassegnava a credergli. Ma Giulio cercava di ricordarsi se avevano comprato il parmigiano da grattare su i maccheroni; e, dentro di sé, diceva: “Chi sa come resta male Niccolò quando sente che non è di quello come piace a noi!”. E gli pareva di vedere il fratello che se la prendeva con la moglie; senza smettere più, per tutto il pranzo.

Era capace di alzarsi da tavola, quando aveva finito di mangiare, e di escire senza voler parlare più alla moglie fino al giorno dopo; mentre le nipoti, Chiarina e Lola, ci ridevano; ed Enrico diceva che era una sconvenienza da pazzo. Queste cose deliziavano Giulio; che si fermò nel mezzo di bottega, con il viso ubriaco di godimento.

Ad un tratto, si sentirono suoni di parecchie campane insieme. Era mezzogiorno. Giulio, per esserne più sicuro, escì nella strada; ascoltando. L’orologio municipale batteva le ore, con una cadenza placida; e anche San Cristoforo, la chiesa più vicina alla libreria, in Piazza Tolomei, si dette a suonare. La gente era meno rada, e cominciavano a passare gli impiegati. Allora, egli disse, con dolcezza:
– Posso chiudere!

Il Nisard, che doveva andare alla villa presa in affitto fuor di Porta Camollia, lo salutò frettolosamente.

Dopo cinque minuti, l’orologio replicò le ore; e a Giulio parve che rispondessero proprio a lui, e fossero saporite e allegre come una leccornia.

[…]

 

( Federigo Tozzi, Tre croci – 1920 )

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