Federigo Tozzi, Tre croci – 8 – Capitolo 3/2


Siena
Siena

Poi, come se il Corsali non ci fosse, si mise a parlare con il fratello:
– Hai mandato quelle fatture?
– Devo metterle dentro le buste.
– O che aspetti?
– In giornata ci penserò.
– Hai segnato bene tutto?
– Ho ricopiato dal libro.
– Con le date?
– Con le date.
– Vorrei sapere perché non pagano!
– I signori vogliono fare il loro comodo.
Niccolò picchiò con l’anello del mignolo su la cassapanca; poi, disse, sbadigliando:
– Mi duole la testa: m’ha fatto male quell’intingolo troppo impepato.
– Sei tu che lo vuoi così!
– Stasera, c’è il pollo?
– Credo.
– Se no, vado a mangiare a qualche trattoria.
– Ci puoi andare: nessuno te lo proibisce. Non è la prima volta.
– E tu che mangi, Vittorio?
– Io? Io mangio quel che trovo: minestra magari come la broscia, lesso, e poi, se c’è, un cirindello di cacio quanto basterebbe per metterlo nella trappola a un topo.
Niccolò fece una risata, e disse:
– Io vorrei trovarmi la tacchina; per domani. Ci credi che il lesso io non lo potrei né meno mettere in bocca per biascicarlo?
Egli era gaio e festoso; e si mise a raccontare una delle sue barzellette. Ne sapeva sempre nuove; e allora rideva anche con lo stomaco, sussultando:
– Questa è bella da vero! Trovatene un altro che le scovi come me!
Anche Giulio rideva, ma a gola chiusa. Niccolò seguitò:
– Dio, come rido! Mi vengono perfino le lacrime agli occhi! Mi fa perfino male! Stanotte, la mia moglie s’è destata e m’ha detto: o che hai da ridere? Perché mi ricordavo sognando di quella che dissi l’altro giorno. Ripetila anche a lui, Giulio! Le mie facezie bisognerebbe stamparle.
Ma divenne serio, perché Enrico entrava in bottega. Era ancora assonnato e intontito; camminava tutto dinoccolato e cozzò nel banco dov’era lo scaffale dei libri.
– Oh, non ci vedo! Ho dormito male: c’era, sotto le finestre, il marmista che faceva un chiasso, con certi tonfi! Quando si sa che c’è uno a dormire, dovrebbero avere più riguardo! Pareva che facesse a posta! Vorrei sapere che bisogno avesse di sbatacchiare!
– Gli sarà arrivato il marmo!
– Eh, ma si tratta di educazione! Non ci sta mica lui solo nella casa! Che m’importa del suo marmo? Sarebbe lo stesso che importasse a me delle sue corna! La moglie glie le fa tutti i giorni. Lo dicono!
– E a lui che importava se tu volevi dormire?
– Che discorsi mi fate? Dei due, domandiamolo a chi volete, la ragione l’ho io. Io ci scommetto quel che volete: qualunque gentiluomo darebbe ragione a me. Perché, se io dormo, lui può lavorare lo stesso; mentre io mi son dovuto destare. Quando sono sceso, volevo leticarci. Ma, un’altra volta, non starò zitto. Sono troppo buono! E tu perché ti sei succhiata tutta la bottiglia del cognacche?
Niccolò rispose:
– Compratene una per te.
– Certo! Da qui in avanti, farò così! Anche se tra fratelli ci si tratta a questo modo! Io credevo di trovarcene almeno un bicchierino!
– E hai bevuto l’acqua?
– L’acqua? Vorrei mi schizzassero via gli occhi, se io ne ho messo mai in bocca una gocciola. Con quella mi ci netto il codrione.
[…]

 

( Federigo Tozzi, Tre croci – 1920 )

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