Federigo Tozzi, Tre croci -11 – Capitolo 4/2


Siena - S.Domenico e Fonte Branda - immagine tratta dal libro di Rusconi A.Jahn "Siena" - 1907
Siena – S.Domenico e Fonte Branda – immagine tratta dal libro di Rusconi A.Jahn “Siena” – 1907

Andarono fino a Porta Camollia e poi in Pescaia, per rientrare in città da Fontebranda. La strada di Pescaia cala girando sotto una poggiaia dirupata e sterposa, sempre più alta; e Siena si ritira e si nasconde sempre di più dietro ad essa. La campagna, a destra, divalla dentro un collineto lunghissimo e avvignato. Al Madonnino Scapato, si scopre soltanto San Domenico; massiccio e rosso, su un rialzo che sporge. Il cielo era tinto di una nebbiolina rosea; e il Monistero, su un’altura più ritta e più lontana, pareva dello stesso rosso, con due cipressi accanto; scuricci e acuminati. Un torrente affossato, strosciando giù per le gorate, veniva dalla sua collina fino alla strada, tra un arruffio tremolante di pioppi storti e arrembati; impolloniti. Accanto ai pioppi, c’era l’erba di un verde così forte e fresco che il Nicchioli smise di parlare del suo bambino, per dire a Giulio:
– Questi campi li baratterei volentieri con i miei di Monteriggioni.
Ma si riprese subito, e non dette tempo al libraio di rispondere. Egli aveva raccontato, benché non fosse la prima volta, quanti medici avevano assistito la sua moglie partoriente; tutto quel che era accaduto, con i pericoli ed i rimedii. Poi, quante balie aveva dovuto provare, prima di azzeccarne una che avesse latte sufficiente. Ora, era giunto all’infiammazione delle gengive per i denti che cominciavano a spuntare. Cavò di tasca un libretto foderato di cartone bianco, con i margini dorati; e disse:
– Vede: io, per non dimenticare niente, segno tutto qui. Il bambino non piange mai… né meno la notte… ma quando lo sentimmo piangere… mia moglie, sensibile e nervosa com’è… si allarmò subito… perché a nessuno dei due era venuto in mente che poteva trattarsi dei denti… mandammo, immediatamente, le dico immediatamente, a chiamare il medico di casa… che, per dire la verità, a suo onore… venne subito… in carrozza… È uno dei pochi medici scrupolosi, dei quali ci si possa fidare… Io non ne chiamerei mai un altro… Badi, m’ero scordato di dirle… che il bambino aveva la febbre… In casa avevamo già perso la testa… chi correva di qua… chi di là… Era venuta anche la mia suocera, che voleva mettere le mignatte… Ma io non volli… sebbene sia un rimedio che non mi dispiaccia… Mia moglie piangeva… Le lascio immaginare tutto il rimanente!…
E siccome egli temeva che Giulio si distraesse, lo costringeva sempre a guardarlo negli occhi come faceva lui.
[…]

 

 

( Federigo Tozzi, Tre croci – 1920 )

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