Ferrigni Pietro F.L.C. – Firenze – Le Cascine -3


Firenze -

I pruneti e le orticaie dove un dì s’annidavano le volpi perseguitate dai battitori, cadono sotto la falce del giardiniere ; il boscaiuolo abbatte i tronchi troppo fitti che crescevano lunghi come sparagi e nudi come pali, cercando in su, fuori dell’uggia e del buio, un po’ d’ aria, un po’ di rugiada e un po’ di sole ; i viali si allargano, l’ erba tenerella veste i recessi del bosco, le conifere eleganti stendono i rami al luogo dei cipressi melanconici e cadenti.
Dietro al Palazzo occupato da un restaurant di prim’ ordine, si stendono vasti giardini, tepidarii spaziosi, pomarii ricchissimi, piantonaie di arbusti da ornamento, orti coltivati secondo il progresso della scienza moderna ; e sotto l’ abile direzione di quell’infaticabile e intelligente orticultore che è il cavalier Attilio Pucci, si educano i fiori che rallegrano più tardi i pubblici giardini, gli squares, e le aiuole della città, gli alberi che adornano venti chilometri di nuovi viali, e sbocciano le orchidee, e s’infrondano le araucarie, e crescono gli ananassi, e spuntano le dracène, e spiegano la vaghezza delle foglie le eleganti begonie.
I luoghi di delizia, i passeggi destinati ai cittadini e a’ forestieri crescono e si abbellano ogni giorno di più ; né andrà lungi che un nuovo viale muovendo dalla Barriera, e traversando il deserto dell’antico Giardino Zoologico, girerà attorno al gran Prato delle Corse, e andrà a ricongiungersi all’antico ambulatorio presso il piazzone centrale. Ogni giorno una folla allegra e spensierata dà le spalle alla città e invade i prati, i viali, i giardini e i boschetti delle Cascine.
Dalla parte dell’Arno, lungo le siepi di lauro, sotto i rami dei lecci e delle quercie secolari, là dove le rose s’imporporano sui cespugli e le magnolie spiegano la pompa della lucida foglia, corre una triplice fila di carrozze appartenenti a quella gente beata che ha ogni giorno ventiquattr’ ore di tempo avanzato, e sta in continua corrispondenza colla Banca che le scrive una infinità di biglietti amorosi.
I breaks, i dog-carts, i phaëtons, le calèches, le berline attaccate a quattro cavalli, s’ incrociano, si seguono, si avanzano da ogni lato. I fiacres modesti e quasi vergognosi, corrono sgattaiolando tra le file; i biroccini volano via leggieri e rumorosi, e il carrozzone di famiglia, tirato da due bestie pentite delle scappate di gioventù, procede a passo lento, scricchiolando, cigolando, dondolando, e macinando le ghiaie…. senza contatore.
Sul gran piazzone centrale la banda alterna gioconde sinfonie, i cavalli fermano il corso, le carrozze si aggruppano, le signore si salutano coi ventagli e cogli ombrellini, i pedoni si aggirano in una rivista peripatetica di estetica muliebre, le lingue si sciolgono, i complimenti volano…. gli epigrammi pungono, le mani si stringono, gli occhi s’incontrano, s’intendono, si parlano…. e le monde va, cahin caha!
Intanto pei viali interni e pei prati si sparpaglia una folla variopinta e chiassona di vispe ragazze, di giovanotti procaci, di mamme, di bambini e di…. aspiranti alla paternità. Per l’ aria vocale suonano allegri scoppietti di risate giovanili, e grida festanti di voci argentine, e cicalecci di bimbi, e canzonette e rispetti che fanno tutto intomo un frastuono armoniosamente confuso in un’ unica nota leggiera e briosa, piacevole all’ orecchio quanto una musica lontana ripercossa dagli echi della selva.
[…]

 

( Ferrigni Pietro F.L.C. , brano tratto dal libro “Su e giù per Firenze – Monografia Fiorentina” , G.Barbera Editore, Firenze, 1877 )

 

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