Ferrigni Pietro F.L.C. – Firenze – Il viale dei Colli – Primo tratto -4


Firenze - Piazzale Michelangelo

Diamo le spalle al giardino, e corriamo frettolosi sulle ghiaiuzze del Viale che torna indietro seguendo la linea de’ poggi verso le mura della città. Lassù in cima, alla destra, sul Colle di San Matteo, stavano, ai tempi dell’ assedio, attendati i Tedeschi; e a sinistra, sul rapido pendìo che scende a valle verso il forte San Giorgio, accampava il marchese del Vasto, tormentato dall’ artiglieria de’ Fiorentini, e dai colpi di quella enorme colubrina che avean chiamato l’Archibugio del Malatesta.

Pian pianino, procedendo in alto verso la cima del Colle, ecco apparire giù in fondo al burrone infrondato da’ platani lussureggianti e da’ pioppi che ondeggiano al venticello vespertino, le prime case della città, biancheggianti fra il verde della campagna, rifugiate nell’angolo estremo della breve pianura, nelle gole sinuose del poggio, come conigli accovacciati nel folto d’ una prunaia. A poco a poco ecco scuoprirsi una miriade di tetti, una selva di comignoli, un bosco di torri, affollate una contro l’altra, una moltitudine di case stipate giù in basso a pie’ della collina, e stese per lungo tratto fino alle pendici di Fiesole, che si disegnano in verde cupo sull’azzurro dolcissimo de’ monti lontani.

Firenze, veduta dal terrazzino a mezza costa della Collina del Tivoli, pare un enorme mucchio di abitazioni ruzzolate giù alla rinfusa dalle alture fiesolane, per paura dell’ orco o della versiera che avesse mostrato la faccia terribile dalle eccelse vette dell’Appennino!… Quando le nuvole bigie, veleggianti per l’azzurro del cielo al soffio del vento della sera, passano di sopra alle torri e alle cupole della superba città, e corrono verso le cime nevose delle montagne pistoiesi, avvolgendo nelle mobili ombre tutta la vallata dell’ Arno, allora si direbbe che quel grande ammasso di pesanti edifizi si agita, si scuote, si risveglia ; sente un’ altra volta lo sprone dello spavento, fugge confusamente e si affolla nello stretto del Monte Oliveto e di San Miniato, e tenta di salire per l’erta dei colli, riparando come a sicuro asilo intorno alla basilica edificata da’ suoi babbi gloriosi, all’ombra dei mesti cipressi che coprono le tombe de’ suoi poveri morti !

Su via…. un’altra corsa pel Viale, un’altra piegatina intorno agli eleganti cancelli del Tivoli, uno sguardo al villino Oppenheim, alla villa Morelli, agli chàlets del giardino, e andiamo a riposarci sulla rotonda del piazzale Galileo, donde l’ occhio si spinge alla memore collina d’Arcetri,  alle punte del Monte Ripaldi, alla vecchia Torre del Gallo, alle minate mura del convento di Santa Margherita, ove stavano ad oste il signor Alessandro Vitelli e lo Sciarra Colonna; e ai dolci declivi del Pian di Giullari, ove i papalini di Clemente VII, per non perdere affatto la memoria della patria lontana e il rispetto alla sacrosanta Inquisizione, avevano rizzato le forche tra i vigneti pampinosi e le siepi fragranti del gelsomino selvaggio.

Sediamo qui sulla panchina, accendiamo tranquillamente il nostro sigaro, e permettiamoci il lusso d’ un briciolino di meditazione. Il mondo è andato sempre e sempre anderà di male in peggio — questo dev’ esser vero perchè lo dicono tutte le persone istruite ; — ma…. fra i Giurati della Corte d’ Assise, e i roghi e le forche della santa Inquisizione…. tant’è…. preferisco i Giurati.
Quando non foss’ altro mi paiono più divertenti!…

 

 

( Ferrigni Pietro F.L.C. , brano tratto dal libro “Su e giù per Firenze – Monografia Fiorentina” , G.Barbera Editore, Firenze, 1877 )

 

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