Ferrigni Pietro F.L.C. – Firenze – Il viale dei Colli – Secondo tratto -1


Firenze - Riva sinistra veduta da Palazzo Vecchio - immagine tratta da Firenze di A.Muntz, 1899
Firenze – Riva sinistra veduta da Palazzo Vecchio – immagine tratta da Firenze di A.Muntz, 1899

Il piazzale Galileo non è altro che un gran trivio, circondato di giardini, di ville, e di eleganti casini di campagna. Di lassù Firenze si scopre alla sfuggita, per le aperture che intercedono fra l’un poggio e 1’altro, e pare come tagliata a fette dagli edifizii che arrestano lo sguardo più qua e più là. Sui banchi di pietra, accomodati in giro all’ampia circonferenza, seggono brigate di studenti, a cui la lunga salita del viale Machiavelli non mozzò il fiato per giungere fin quassù ; camerate di seminaristi che trascinano sulle ghiaiuzze la nera toga orlata di rosso, e spiccano da lontano sul verde de’ boschetti come macchie d’inchiostro sull’abito di seta d’una signora; famigliuole di forestieri che ci vengono a lasciare una particella dello spleen portato da casa, e a consumare la loro brava porzione quotidiana d’aria, di sole e d’allegria.

Chi torna indietro pel viale donde venne ; chi s’ avvia per la soave discesa di Bellosguardo e segue la curva dolcissima che mena al Poggio Imperiale e allo storico monastero di San Gaggio; chi tira innanzi pel viale Galileo a compiere il giro della passeggiata de’ Colli. Ogni tantino vedi passare una coppia d’innamorati che spulezza via sul marciapiede di sinistra, lungo l’orlo estremo del burrone frondoso — anime spensierate che traversano il viale dell’ amore in cima al precipizio del matrimonio — mentre la mamma, affrettando il passo a fatica, trema dalla paura di veder cascare la figliuola. E ne cascano tante delle ragazze, mio Dio !… Un passo falso è così presto fatto !…

Sul marciapiede opposto, lungo la scarpatura della collina, procede adagio adagio qualche signora sola, preceduta dal canino e seguita dallo staffiere, tutta chiusa ne’ suoi pensieri che volano Dio sa quante miglia lontano dalla collina d’Arcetri, dalla Torre del Gallo…. e dal pendolo di Galileo.
Povero Galileo !… Se ne stava lassù come diviso dal mondo, che era troppo piccino per quell’ anima creata a comprendere l’infinito, troppo pieno di leggi bugiarde, mutabili, capricciose, egoistiche e fatte naturalmente in odio di chi ricercava le leggi immutabili, eterne, benefiche e sapienti che reggono l’ universo…. s’ era ridotto in quelle beate solitudini, lontano dalla perfida razza degli uomini, vicino al cielo che gli svelava uno ad uno i suoi alti segreti…. e là si chiusero quegli occhi che avean pianto tanto ; si spense la virtù visiva di quelle pupille che avean misurato l’ immenso arco del firmamento, e spaziato fra la miriade de’ soli, e descritto l’ alterno giro dei mondi innumerati, e contemplato, a dispetto delle nubi gelose, il grande spettacolo de’ satelliti roteanti intorno a Giove. Tutto l’universo crollò per lui nel buio dell’eterna notte, ma l’orecchio intento sentiva ancora l’ ineffabile armonia delle sfere ; la mente volava oltre i confini del negato orizzonte, e quel cieco, che aveva armato l’ occhio della umanità curiosa e indagatrice di strumenti potenti alla ricerca del vero, vedeva sempre più lontano di tutti i suoi prepotenti nemici, e dettava norme al futuro, e gettava nel buio i fondamenti di quel faro incrollabile che illuminò più tardi tutta la scienza moderna.
Certo l’odio de’ Gesuiti si arrampicò su queste rupi per venire a funestare gli ultimi istanti del povero vecchio moribondo ; ma già prima di quell’odio era volata sulle cime d’Arcetri la vigile pietà de’ padri Scolopi, e l’anima grande del cieco che mosse in giro la terra, tornò al sole, centro di luce e di vita, volando dalle braccia di amici affettuosi e di discepoli reverenti….

Ed ecco che senza avvedermene ho salutato un frate di San Giovannino che passa laggiù, lungo la siepe delle ginestre. — Buona passeggiata, padrino…. Dio vi renda il merito delle consolazioni prodigaste al povero Galileo. Che l’ultimo sospiro di lui, raccolto nel bacio fraterno, aleggi eternamente sulle vostre labbra, spirito di verità, di giustizia, d’amore…. Buona passeggiata, padrino ! —
[…]

 

 

( Ferrigni Pietro F.L.C. , brano tratto dal libro “Su e giù per Firenze – Monografia Fiorentina” , G.Barbera Editore, Firenze, 1877 )

 

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