Ferrigni Pietro F.L.C. – Firenze – Il viale dei Colli – Secondo tratto -4


Firenze - 2015 - 07 - 09 - DSCF0005

I raggi del sole battendo sulla palla dorata della gran cupola di Brunellesco, si riflettono e si sparpagliano da ogni lato in un fascio di brillanti scintille, e splendono come una stella sull’ eccelso comignolo del più sublime monumento dell’ arte cristiana.

Giù, nel fondo della valle, l’ Arno distende la sua lunga striscia d’ argento, che appare a destra dalla riva frondosa dell’Anconella inghirlandata di mirti, di gelsi e di ontani flessuosi, e fugge via sotto i ponti, gorgoglia contro gli spigoli delle pigne, ondeggia carezzosa a pie’ della gradinata degli scali, lambe le sponde popolate e rumorose, e si perde a sinistra fra le querci delle Cascine e i lunghi filari de’ pioppi del Pignone, nella nebbiolina leggiera dell’ orizzonte tranquillo, dove i crepuscoli fiammeggianti imporporano i lembi delle candide nubi, e frangono in una raggiera splendidamente iridata l’ immenso disco del sole cadente.

Sulle rive del fiume brulica continuamente un formicolaio di puntolini neri, irrequieti, instabili, incerti, trascinati in un perpetuo movimento vorticoso che mette il capogiro solamente a guardarlo. Sono i cittadini dell’ ex-capitale, sono i rappresentanti del genere umano, individui spiccioli della specie homo, che s’ intitolò da sé Re della natura : e la forza che li agita, li spinge, li arresta e li mena, è la forza della passione nelle mille svariate sue manifestazioni, l’amore e l’ odio, l’ invidia e la carità, il desiderio di gloria e la libidine del potere.

Volgete gli occhi quassù, bestioline impotenti, cercate collo sguardo sull’alto del colle la vasta necropoli che si stende sotto i merli diroccati della torre di Michelangelo.

Perchè insomma avete un bell’ arrabbattarvi a imporre pietra su pietra, a valicare i mari e penetrare nelle viscere inesplorate de’ monti, a rubare il fulmine alle nubi spinte da’ venti per ridurlo a farvi il portalettere e il procaccino…. tanto avete a finire in poche braccia di terra, come tutte le bestie create.

 

“Quaggiù tutto finisce ! Il vasto impero
D’ Ilio finì ; finì di Grecia il regno,
Finì d’Achille il furibondo sdegno,
E la forza finì d’ Ercole altero.
Il nobil verseggiar finì d’Omero;
Finì d’Archita il sì sottile ingegno;
Finì d’Apelle il più che uman disegno,
E di Catone il ragionar severo.
D’ Orfèo finì ‘1 cantar ; di Jopa il suono,
D’Adone il brio, la leggiadrìa di Flora,
E tante arti e invenzion finite sono.
Pur di tal cose il fin non m’addolora….
Una sola mi pesa…. — e pesa a buono….
Ho finito i quattrini!… e ciò m’accora.”

 

 

( Ferrigni Pietro F.L.C. , brano tratto dal libro “Su e giù per Firenze – Monografia Fiorentina” , G.Barbera Editore, Firenze, 1877 )

 

2 Comments Add yours

  1. fulvialuna1 scrive:

    Che sublime descrizione.

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