Mazzarosa Antonio – Lucca: Gita delle Ville -7 – Villa Garzoni a Collodi


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Villa Garzoni a Collodi – immagine tratta dal libro “Guida di Lucca e dei luoghi più importanti del Ducato” di A.Mazzarosa, 1843

Di qui partendo si prenda il gran viale dei cipressi, poi la strada in fondo che va a riuscire sulla postale fiorentina. Si volti su questa a man sinistra, percorrendola fino al ponte detto all’abbate, passato il quale, col girare a sinistra lungo il torrente Pescia si arriva in brevi minuti alla Villa Garzoni a Collodi, circa otto miglia distante da quella Torrigiani.

Il palazzo si scopre subito dal ponte per essere alla metà di un colletto; e fa bella mostra anche veduto da lungi, presentando molta fronte, e sottostando al villaggio di Collodi che sembra appartenergli quasi uno dei castelli feudali. Il giardino è la prima cosa che si trova. Posto sul pendio di un colle a diritta di chi va, è di un mirabile effetto visto dal basso, per concepirsene a un tratto la magnifica sua disposizione architettonica non altrimenti che se fosse una scena da teatro.

Più mirabile comparisce quando l’acqua, di cui abbonda, fa i diversi suoi effetti. Un vero torrente ne scaturisce dalla tromba di una statua eminentemente colossale rappresentante la Fama, che sta in cima al colletto. Raccolta in ampia vasca si sparge in varie guise sopra un largo e lungo piano fortemente inclinato, cadendo a fiocchi tra gli scoglietti : e finisce in due ricchissime fontane al piano, che s’ innalzano fino a braccia 27 (15,94) in mezzo a vasche spaziosissime. Boschi superbi di lecci attorniano l’ampio giardino da ogni lato, dando con la tinta oscura un gran risalto alle statue e agli ornamenti architettonici, ma soprattutto all’acqua della Fama e della cascata, che figura cosi doppiamente.

Oh stupenda opra ! oh dedalo architetto !

potrebbe qui esclamarsi con l’Ariosto. Questo spettacolo dell’acqua forse è unico, almeno in Italia. Bisogna per ben goderlo che il sole la illumini, ed è dopo mezzogiorno essendo il giardino volto a ponente. L’inventore e insieme direttore ne fu un signor lucchese, Ottaviano Diodati, che esercitava con lode l’architettura verso la metà del secolo passato per puro diletto. E’ fama che ei mandasse a Carlo terzo un suo disegno per il palazzo di Caserta; il quale avrebbe avuto la preferenza sull’altro del Vanvitelli se quel principe quantunque ricchissimo e splendidissimo non si fosse sgomentato della spesa nell’eseguirlo. Si salga al palazzo, che ha un bel piano nobile, da cui si gode una vista estesa e variata.

Di qui riprendendo la strada postale, in meno di due ore si tornerà a Lucca.

 

(  Mazzarosa Antonio – brano tratto da “Guida di Lucca e dei luoghi più importanti del Ducato” – 1843 )

 

2 Comments Add yours

  1. Patrizia M. scrive:

    Grazie per tutti questi articoli molto belli!!
    Saluti, Patrizia

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    1. Carlo Rossi scrive:

      Ti ringrazio e saluto

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