Mazzarosa Antonio – Lucca: Gita verso Viareggio


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Bagni romani a Massaciuccoli – immagine tratta dal libro “Guida di Lucca e dei luoghi più importanti del Ducato” di A.Mazzarosa, 1843

Al piacere si unisce anche la istruzione in questa gita. Usciti dalla porta S. Donato e giunti alla chiesa prossima, S. Anna, si volga a diritta prendendo cosi la strada postale che conduce a Genova e seguitandola per circa dodici miglia, cioè fino a Montramito; ivi si lascia voltando a sinistra, e dopo due altre miglia si arriva a Viareggio.

Vi vogliono almeno due ore e mezzo di cammino, e ciò pel passaggio della montagna chiamata di Quiesa. Dopo due miglia di strada dalla città si passa il Serchio sur un ponte, e si volta a destra: la strada non può sbagliarsi più. Quel vasto fabbricato a diritta, che si scorge a certa distanza un miglio passato il ponte, era la Certosa : l’altro a sinistra sur un colle è lo spedale dei pazzi a Fregionaja.

Giunti alla sommità del monte dopo sei miglia di cammino dalla città, si scopre una superba veduta del mare, delle colline lucchesi fino a Montramito, e di là fino al golfo della Spezia. Appena disceso il monte è una strada a sinistra sufficientemente praticabile anche in carrozza; per la quale in meno di mezz’ ora costeggiando il grazioso lago di Massaciuccoli si arriva presso ai Bagni di Nerone, così detti, ossia agli avanzi di terme romane ; che sono assai bene conservate da potersene comprendere agevolmente le diverse parti. Evvi il calidario, sala quadrata o quasi, di lato braccia 11 con due vasche incavate nel pavimento, la più grande serviva per le immersioni fredde con l’acqua condottavi da un tubo superiore : l’altra era ad uso di bagno caldo; e vi si scaldava l’acqua da un fornello sottostante con la bocca detta praefurnium fuori della sala ; non altrimenti di quello che si vede nel bagno della villa di Ario Diomede a Pompeja.

Distintissima vi è la cosi detta sudazione, chiamata da Vitruvio concamerata sudatio; cosa forse unica in Italia per la sua conservazione. Vedesi questa sala disposta a guisa di anfiteatro con tre ordini di sedili, lunga braccia 17 e  larga nove ed era scaldata nei suoi muri, circolando il calore di una sottoposta fornace, detta ippocausto, da per tutto per via di vani ingegnosamente praticati nei muri stessi. Otto camere si congiugnevano alle sale, quali più e quali meno grandi : e sembra da una scala tuttora in essere che l’edifizio avesse anche un piano superiore. Questi avanzi furono sgombrati dalla terra che gli ricopriva nel 1770. Un iscrizione sur una cannella di piombo ivi trovata darebbe a credere, che queste terme o avessero appartenuto alla famiglia Venuleja d’origine etrusca, o che da quella fossero state restaurate. Sono pochi anni che per le preghiere di chi scrive la presente guida furono assicurati diversi muri dal cadere, e rimediato ai danni che delle piante vi recavano.

Presso alla chiesa immediatamente superiore, che è la pieve di Massaciuccoli, e in particolare dietro il coro e la casa del parroco, si fecero degli scavi il 1756: nè infruttuosamente, poiché vi si rinvennero due bei torsi virili con pallio, grandi sopra il naturale ; un cippo striato; un magnifico pavimento di giallo antico, e diversi frammenti d’ ottimo stile ; cose tutte che si conservano e si possono vedere nella prossima villa dei nobili signori Minutoli. Si congettura da tali resti che qui fosse il tempio d’ Ercole precisamente notato da Tolomeo nella sua geografia, tanto più che ciò consuona col luogo e la sua distanza da Pisa. Nè si creda mai da alcuno che il tempio e i bagni di cui è parola fossero allora fuori strada, e perciò riuscissero di poco o niun uso pel culto e la salute ; mentre di qui appunto passava la via consolare Emilia di Scauro. Verosimilmente eravi un secondo motivo perchè l’uno e gli altri fossero frequentati. Si sa che la cala o porto di Labrone si trovava presso all’ unico tempio d’ Ercole che fosse sul litorale toscano. Alle falde di questo colle, bagnate allora dal mare, doveva dunque essere il detto porto; cagione di concorso ordinario e straordinario. Sembra cosa probabile che il tempio e i bagni fossero edificj anteriori all’era nostra; deducendo questo dal non vedervi impiegato altro marmo che il greco, e non quello della vicina Carrara allora sconosciuto ; e per la mancanza dei tubi conducenti il calore, già in uso al tempo di Seneca. Sulla sommità dello stesso colle sono delle vestigia di castello antico, o torre, detta di Aquilata; che essendo di struttura romana ha fatto congetturare a qualche lucchese cronista che fosse il faro del porto di Labrone.

Ritornando nella strada postale, si prosegua la via per Viareggio. Sulla bellissima costa fino a Montramito, coperta da ulivi giganteschi e perfettamente coltivati.

 

 

(  Mazzarosa Antonio – brano tratto da “Guida di Lucca e dei luoghi più importanti del Ducato” – 1843 )

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Panorama dal Monte Quiesa

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