Tullio Dandolo – Lettere su Firenze – Aspetto della città -1


Firenze - 2015 - 07 - 09 - DSCF0009
Firenze

E’ pur maestoso e gigantesco l’Appennino che divide l’Emilia dalle ridenti pianure della Toscana !   L’impronta de’ secoli è stampata indelebilmente sulle sue cime nude e sublimi : s’accavallano gli scogli, e frammezzo ad essi scorre tortuosa la via, dalla quale, a quando a quando, lo sguardo si slancia su paesi che la lontananza rende indistinti e confusi. Spuntava il crepuscolo, ed io mi trovava sulle più alte cime : l’aurora, che non tardò a tingere il cielo di rosei colori, e l’aspettazione di vedermisi aprire dinanzi il quadro delizioso del soggiacciuto piano, teneanmi desto a malgrado della mal dormita notte ; e ben mi tornò, perché altrimenti avrei perduta una delle più incantevoli scene che si offrano al viaggiatore in questa bellissima tra le parti d’Europa.

Non ti parlerò dell’aleggiare del zefiro mattutino, o della leggiadra vista dei fiori variopinti, o del soave canto degli augelli che salutavano il dì nascente: chè nè zefiri nè fiori nè augelli rallegravano quelle balze romite ; bensì a poco a poco acorgevansi le rocce più elevate illuminarsi de’ primi e incerti raggi del sole, che spuntava al basso con tutta la pompa del suo disco rosseggiante immerso ancora in un oceano di vapori violetti e porporini.

Ecco la Toscana !   esclamai; e impaziente il mio sguardo errava su quel mare vaporoso ; e già già i culmini delle case e dei campanili io mi figurava di scernere, quando coll’improvviso volgersi della via ed inalzarsi del nudo masso mi trovai privo dell’incantatrice vista, e poco meno che risospinto nelle tenebre.  Meravigliosa tristezza m’occupò il cuore,  quasi la lieta contrada mi fosse tolto di più mai rivedere.

Que’ sassi non mi ricordarono in quel punto che civili stragi ed invasioni di Barbari ; Dante fuggitivo e maladicendo l’ingrata patria li aveva un di valicati ; e …  ma col ricomparire della ridente vista si dileguò ogni mestizia, ed ogni oscurità fu dissipata.  Ecco una chiesa, ecco una villa, ecco un borgo, ecco finalmente la giocondissima valle d’Arno con tutta la pompa della sua ubertosità, con tutto l’incanto de’ suoi colli pittoreschi, con tutta la magnificenza delle cupole fiorentine e degli innumerevoli palagi che l’attorniano !

Più lieto quadro di quello che presenta Firenze guardata dalle vicine alture è difficile cosa immaginare. A questa città fortunata fu prodiga la Natura di tutti i suoi doni : dolce e temperato n’è il clima ; pura l’aria , ventilata e salubre ; fertilissimo il suolo.

Lieta dell’ aer tuo veste la luna
Di luce limpidissima i tuoi colli
Per vendemmia festanti ; e le convalli
Popolate di case e d’ oliveti
Mille di fiori al ciel mandano incensi.

( Ugo Foscolo – Dei Sepolcri )

[…]

( Dandolo Tullio, brano tratto da “Lettere su Firenze” – 1827 )

3 Comments Add yours

  1. Trilce scrive:

    Grazie per condividere queste meraviglie per il pensiero che ama viaggiare. Buondì.

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    1. Carlo Rossi scrive:

      Grazie per il tuo interessamento e buona settimana.

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      1. Trilce scrive:

        Grazie🙂 altrettanto.

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