Tullio Dandolo – Lettere su Firenze – Aspetto della città -2


Firenze - Veduta da San Miniato - immagine tratta da “Firenze e la Toscana” di Eugenio Müntz, Fratelli Treves Editori, 1899
Firenze – Veduta da San Miniato – immagine tratta da “Firenze e la Toscana” di Eugenio Müntz, Fratelli Treves Editori, 1899

Le alture che la circondano da ogni banda, con Fiesole da un lato che fa di sè vaghissima mostra , e cento ville pittoricamente distribuite d’intorno frammezzo a boschi ed a vallette ; l’Arno che innaffia con bei rivolgimenti quel giocondo giardino dividendo la città in due parti ; l’aria profumala dai campi ; il suono in tutte le bocche di un idioma incantatore ; la vista in ogni uomo, quantunque povero, di nettezza ed allegria, tutto rende Firenze degna dell’apostrofe del Cantore de’ Sepolcri quando la chiamò beata

……. per le felici
Aure pregne di vita , e pe’ lavacri
Che da’ suoi gioghi a lei versa Appennino.

Nè solamente a render Firenze città sorprendente concorrono le giocondità tutte della Natura ; ma ben anche le sontuosità delle arti e l’attrattiva di nobilissime memorie e di nomi immortali. Lo stupore occupa l’animo di chi s’aggira per la prima volta per le vie di quella Capitale. Le fontane, i portici, i palagi, le chiese succedonsi cosi da generar confusione nella mente attonita dello straniero.

— Son essi principi, domanda , tutti costoro che così superbi edificii eressero ? e questi templi nobilissimi, e questo Duomo, gigantesca ed elegante mole marmorea, e questi spedali che non invidiano le reggie, quale potenza sarà stata da tanto di crearli se non quella di monarchi ?
— No , s’udrà rispondere, gl’innalzarono tutti o semplici cittadini di una repubblica , o il comune di questa.

Ma tale risposta non serve certamente che ad accrescere la sorpresa del visitatore, e già la sua mente si studia di conoscere da quali fonti un piccolo popolo potesse trarre ricchezze incalcolabili, diventar famoso per la civiltà de’ suoi costumi, potente per l’influenza delle sue armi e della sua diplomazia, arbitro talvolta delle sorti italiane ; e tutto questo nel corso di tre soli secoli di una libertà burrascosa e di una quasi continua guerra civile. Ecco un problema ch’io mi propongo di sciogliere.
[…]

 

( Dandolo Tullio, brano tratto da “Lettere su Firenze” – 1827 )

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