Tullio Dandolo – Lettere su Firenze – Palazzo Vecchio


Firenze - Palazzo Vecchio - 2015 - 07 - 09 - DSCF0112
Firenze – Palazzo Vecchio

I nostri primi passi volgerannosi in Firenze al Palazzo Vecchio. Arnolfo di Lazzo (nobilissimo ingegno, padre e fondatore della Scuola d’Architettura fiorentina, che fu tra le moderne la più celebre e illustre)  ne fu l’architetto nel 1298. Voleasi che nella piazza, resa di recente amplissima per l’atterramento delle case degli Uberti cacciati in bando siccome Ghibellini,  Arnolfo  innalzasse un palazzo in cui risiedessero i magistrati,  e che fosse degno, per la sua grandiosità e magnificenza, di così nobile destinazione.

L’artista, desideroso di corrispondere all’aspettazione de’ suoi concittadini, avea segnato le fondamenta dell’edificio nel mezzo allo spazio libero ; ed oltre ogni credere sontuoso e bello si asserisce che ne fosse il disegno.

Ma ad impedirne l’esecuzione s’alzò un grido in tutto il popolo che ricusava, pel palazzo del Comune,  l’area occupata un tempo dalle case dei traditori ;  e l’Architetto per lasciarla sgombra fu costretto non solamente di collocare la fabbrica in un angolo della piazza, includendovi l’antica torre che vedesi tuttora , ma ben anche di porla affatto fuori di squadra.

Con tutto ciò quella vasta e pesantissima mole, con que’ suoi finestroni d’ineguale grandezza, e distribuiti senza ordine determinato ; quegli ampii bugnati di scuro sasso, que’ merli massicci anneriti dal tempo, e sovrattutto quella torre che gli sovrasta, concorrono a rendere il Palazzo Vecchio, tra i monumenti italiani, quello forse che più vivamente ricorda i tempi di mezzo, l’indole, la potenza e le gesta degli avi nostri.

— Ad uno di que’ veroni videsi pendere appiccato il cadavere di Salviati , arcivescovo di Pisa.
— Da quel piccolo pertugio della torre Cosimo l’Antico, in forse della vita, guardava la moltitudine tumultuosa che riempiva la piazza.
— È quella la porta che Nardi chiuse intrepido in faccia agli stranieri che invadeano Firenze.
— Quel Davide colossale a lato dell’ingresso è di Michelangelo, e servì di scala al popolo per precipitarsi dal vicino balcone ad occupare il palazzo.
— Que’ merli massicci non servirono solamente di schermo, ma fatti arme offensive in mano degli assediati, venivano smossi e piombavano rovinosi dall’alto.
— Non è pietra di questo antico edificio che non sia stata bagnata di cittadino sangue,  che non ricordi storici avvenimenti : si è compresi, al vederlo, di quell’ammirazione che, trascinando l’intelletto fuori del circolo delle idee comuni,  lo innalza a nobili e grandi pensamenti : è come una pagina eloquente di Tucidide, o di Livio, che, strappandone al presente, ne trasporta entusiasmati a tempi pieni di forza nazionale, di generosità, di patriottismo.

Ecco l’effetto morale che la vista di questo palazzo produce. […]

( Dandolo Tullio, brano tratto da “Lettere su Firenze” – 1827 )

One Comment Add yours

  1. Antonella Sacco scrive:

    Il palazzo che per me è il più bello del mondo (almeno fra quelli che ho visto).

    Mi piace

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...