Tullio Dandolo – Lettere su Firenze – Origine de’ Medici -1


Firenze - Palazzo Vecchio, foto tratta da Firenze di Nello Tarchiani, 1878
Firenze – Palazzo Vecchio, foto tratta da Firenze di Nello Tarchiani, 1878

Ecco varcato il limitare dell’antico palazzo.
Ci fermeremo noi nel cortile ad ammirare le statue e gli altri marmi che l’adornano ?
Ci volgeremo noi alle magnifiche sale dove altra volta sedeano il Gonfaloniere ed i Priori della Repubblica ?
No: sia per noi visitata primamente la stanzetta che servì di carcere a Cosimo de’ Medici, l’uomo più maravlglioso del suo tempo. Quelle pareti nude, meste e ristrette ne ricorderanno uno de’ più strani giuochi della fortuna, e ne sapremo trarre argomento a filosofici pensieri e a gravi considerazioni.

— Meste e profonde furono per certo quelle di Cosimo in quel momento terribile in cui , solo nella carcere, pensò che la sua vita era in potere de’ suoi nemici, e che la ferrata imposta poteva aprirsi per addurgli il carnefice. Il rimbombo delle grida popolari che sarannogli arrivate all’orecchio dalla piazza sottoposta, gli avranno ricordato quanto sìa volubile l’aura popolare, e quanto preferibile  alle pericolose soddisfazioni del potere e dell’ambizione, i tranquilli godimenti d’una vita intesa agli studii ed alla beneficenza; e la memoria della sua passata grandezza, così di repente scambiatasi in ultima miseria, gli avrà fatto pigliare forse in quel punto la risoluzione, ove lo scampasse la fortuna , di fidarsi meno della prosperità ed usarne più modestamente di quello che fatto avesse sino a quel di ;  risoluzione che in appresso durò ferma in lui sinché visse.

— Se le parole di Rinaldo degli Albizzi erano ascoltate, il prigioniero, invece d’essere cacciato in bando, avria pagata colla testa la soverchia fiducia con che si pose in mano a’ suoi avversari e le sorti di Firenze sarebbero state cambiate. Quanta influenza su di esse esercitassero i Medici , ogni pagina della Storia fiorentina lo dimostra ; e qui piacemi di ragionarti dei primordiì di quella celebratissima famiglia, e di parlarti principalmente di Cosimo che venne, non so  dire se più dall’amor verace de’ suoi concittadini, o dalla loro adulazione, denominato padre della patria.
[…]

( Dandolo Tullio, brano tratto da “Lettere su Firenze” – 1827 )

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  1. fulvialuna1 scrive:

    Interessante…

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