Tullio Dandolo – Lettere su Firenze – Il Battistero


Firenze - Battistero - immagine tratta da “Firenze e la Toscana” di Eugenio Müntz, Fratelli Treves Editori, 1899
Firenze – Battistero – immagine tratta da “Firenze e la Toscana” di Eugenio Müntz, Fratelli Treves Editori, 1899

E’ la Piazza del Duomo adorna dell’antichissimo Tempio di San Giovanni, altre volte Cattedrale di Firenze, ed oggi Battistero.  E’ di forma esagona. Pensano alcuni che sia questo un avanzo romano. La migliore opinione però sembra quella che attribuisce la sua fondazione a’ bassi tempi.

“L’esteriore di questo tempio, i cui pregi tanto oggi onorano l’arte, non era già coperto che di semplice macigno. Nel 1293 la Repubblica pensò d’incrostarlo di marmi, e ne diede la commissione ad Arnolfo, il quale vedendo che conveniva dargli sveltezza perchè nel rialzamento della Piazza si era tutta interrata la scalinata che il sollevava dal suolo, credè opportuno fargli come per basamento una cornice di marmo bianco dell’altezza d’un braccio e mezzo, sopra cui per ogni lato dell’ottagono s’alzano quattro pilastri d’ ordine corintio. Superiormente a questi atrettanli simili pilastri si elevano per porvi in mezzo tre finestre per ogni lato ; ed altrettanti, poco però rilevati, sostengono una cornice d’assai vaga modanatura sopra cui s’alza a padiglione la cupola. Così fatti ornamenti recaron certo gran decoro a questa antica fabbrica ; ma assai maggior lustro se le accrebbe quando intorno al 1330 cadde in animo a’ principali della città di far le porte di essa in bronzo con quella maggior bellezza che mai si potesse.  La prima di queste, che vedesi dalla parte di mezzogiorno, fu condotta da Andrea Pisano, e, come vuole Vasari, sul modello di Giotto , che in più quadri in bassorilievo vi espresse diversi fatti della vita di San Giovanni, e le altre due sono opera celebratissima di Lorenzo Ghiberti. In quella che guarda la tramontana rappresentò egli la vita di Gesù Cristo con la maggior precisione e bellezza ; ma singolare è l’eleganza dell’altra che è di fronte alla Cattedrale, e che Buonarroti solea chiamare degna del Paradiso. Otto principali storie del vecchio testamento vi sono rappresentate in otto grandi spazii con sorprendente magistero. In venti graziose nicchie veggonsi adattate venti piccole statue esprimenti gli antichi profeti, e trenta bellissime teste d’alto rilievo le fan vago contorno.”  ( Viaggio pittorico )

“Mai non s’erano veduti , scrive Cicognara, getti più maravigliosi. Fu aperto un concorso il più onorevole per questa grand’opera ; e presentò il Ghiberti i suoi modelli a competenza di quelli di Brunellesco, di Iacopo dalla Quercia, di Donatello e d’ altri ; ma furono i suoi ritenuti talmente superiori in merito ai lavori degli altri, che Donatello e Brunellesco per quella vera saviezza, verità e franchezza che caratterizzano gli uomini sommi, si ritirarono, e giudicarono che nessuno poteva contendere al Ghiberti il primato. Dopo la prima parte compose la seconda, e diede un lavoro in ogni sua parte classico. Altissimo concepimento, composizione sagacemente distribuita, espressione vera, giusta, profonda ; purità di contorni, grazia di forme, ed elegantissima esecuzione, sono i pregi principali di queste produzioni, che nel principio del secolo XV presentarono il più grande modello che fosse mai offerto dalle arti. Ed ecco precisamente la prima fonte da cui trassero studio ed emulazione tutti coloro che vennero dopo ; nè il divino Urbinate sdegnò trar modi di panneggiare, d’aggruppar le figure e di atteggiarle, da questi bronzi del Ghiberti.”

   

( Dandolo Tullio, brano tratto da “Lettere su Firenze” – 1827 )

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