Tullio Dandolo – Lettere su Firenze – Palazzo Pitti -3


Firenze - Palazzo Pitti
Firenze – Palazzo Pitti – immagine tratta da “Firenze e la Toscana” di E.Muntz – 1899 – Fratelli Treves Editori

Il lato del cortile, che sta dirimpetto all’ingresso, non s’alza piu del primo piano del rimanente, e lascia una sfuggita di vista sull’amenissimo giardino di Boboli che gli sovrasta. Orna quell’ala di fabbrica una sontuosa fontana praticata in una grotta ; e in fondo a questa è la statua colossale di Mosè in porfido, ed a fianco due gruppi rappresentanti Ercole che soffoca Anteo ed Aiace morto sostenuto da un soldato con altre statue vagamente distribuite.

Scrisse Baldinucci d’un prodigio della meccanica, che non ti riuscirà discaro trovar qui riferito colle sue stesse parole :

“Era circa all’anno 1640 quando fu osservato che la gran facciata del Palazzo Pitti nella parte antica, dal principio del secondo piano in su, incominciava a pendere verso la piazza ; anzi erasi tanto avanzato il male, che sino a quell’ora ella era uscita fuori del suo piombo un terzo del nostro braccio: il quale accidente avrebbe dato molto a temere se l’ingegno, la perizia e il grand’animo dell’architetto Alfonso Parigi non si fosse offerto a dare al tutto con facilità e prestezza, opportuno ed efficace rimedio ; il che bene effettuò col ritirare quella smisurata muraglia, tutta incrostata di grossissime bozze, al suo antico posto, fermandola anche in tal modo che non mai più ella avesse a dare di sé un siffatto spaventoso spettacolo, e fecelo di questo modo. Forò primieramente il muro della facciata in tali luoghi quanti ne abbisognavano per adattarvi certe grossissime catene ; e queste intestò coi soliti, ma ben massicci paletti, che poi rimasero sotto le medesime bozze : fece passare le catene sotto il pavimento delle stanze di detto piano di sopra, ed al termine delle medesime catene per la parte di dietro aveva adattati i bellissimi istromenti a vite da lui composti, coi quali a forza di certe leve, quando una, quando l’altra veniva stretta e tirata, acciocché con quella forza, violenza venisse fatta a poco a poco e sempre egualmente; e così con modo quasi insensibile, e colla fatica di poca gente, quel gran muro se ne tornò al posto suo e per eterno assicuramento da nuovo pericolo furono fermate anche dalla parte del cortile le catene.”

Le sale del palazzo sono state testimonio di feste e di delitti. Fu in una di quelle che Cosimo I scannò il suo cameriere Sforza Aimeni, perchè lo sospettò reo d’avere appalesato a Francesco i suoi amori senili : fu in una di quelle che il figlio ad imitazione del genitore uccise pochi anni dopo una donna giudea confidente della Cappello. Ma l’orrendo fatto di cui la sola rimembranza mi conturba, è la morte d’Isabella de’ Medici, sposa a Paolo Giordano Orsino, duca di Bracciano; giovane bella ed infelice non meno d’Eleonora di Toledo. La fortuna con uno de’ suoi terribili giuochi sembrava avere destinate quelle due cognate ad eguali sventure e ad egual morte. […]

Non mi tratterranno più oltre nel Palazzo Pitti nè le magnifìcenze regali che vi si ammirano profuse, nè gli innumerevoli preziosi quadri. Il marmoreo pavimento delle sue sale mi si raffigura tinto ancora di sangue vilissimamente versato. Mi si dipingono ancora nell’immaginazione quegli uomini feroci, che, brandendo corde e pugnali, funestarono col loro aspetto quelle camere superbe. E’ sinistra sul mio animo la loro vista. Respinirsi per noi aure più pure nell’attiguo giardino.

 

( Dandolo Tullio, brano tratto da “Lettere su Firenze” – 1827 )

 

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...