Carlo Lorenzini (Collodi) – I misteri di Firenze – 1 – Una cena al veglione -2


Firenze - Panorama con Santa Croce e Porta San Niccolò
Firenze – Panorama con Santa Croce e Porta San Niccolò in una foto tratta dal libro “Firenze” di Tarchiani Nello, 1878

[…]

Le orchestre suonavano a martello. L’atmosfera, accesa da una miriade di candele d’impurissima cera, che fumavano come tanti piccoli pascià a tre code ; rarefatta da un calore tropicale, come usa sotto la linea, e ottenebrata, da un nuvolone di polvere, l’avresti sentita pesare sullo stomaco, come se fosse stata l’armatura di Dante da Castiglione.

In questo frattempo, i tonfi frequentissimi e petulanti dello Sciampagna, stappato con profusione ostentata per i palchetti del teatro, annunziavano al popolo della platea, la magnificenza e il brio delle aristocratiche cene.
— Alle avventure galanti e all’eterna gioventù del Cavaliere di Santa-Fiora!
— Evviva ! evviva !

Questo brindisi era scoppiato come un uragano, in un palco di proscenio al second’ordine. La cena stava per finire ; lo sciampagna girava la tavola.

Quattro dame e quattro cavalieri (tali almeno parevano alla sopraccarta) seduti intorno ad una mensa riccamente imbandita ed illuminata da due grandi candelabri di cristallo di monte, ridevano, urlavano, strepitavano, insomma facevano di tutto per sotterrare allegramente il Carnevale.
— A proposito di avventure galanti — riprese il Cavaliere di Santa-Fiora, quando un po’ d’ordine fu ristabilito fra i commensali — voglio raccontarvi un fatterello curioso che mi è accaduto stasera.
— Sentiamo ! sentiamo ! — gridarono tutti i convitati, ponendosi in un’attenzione esagerata e ridicola, quasi dovesse parlare l’oracolo — (atto di bassa servilità e d’omaggio, che i parassiti e gli scrocconi sogliono render sempre di buona voglia ai propinatori di pranzi e di cene.) —
— Chi di voi — continuò il Cavaliere di Santa-Fiora — ha veduto qui sul veglione un dominò di seta turchina ?…
— Vattel’a pesca! — interruppe il promotore del brindisi — dei dominò di seta turchina ve ne saranno cento in teatro. Il tuo dominò non ha contrassegni ?
— Ne ha uno.
— Quale ?…
— Un’ancòra bianca dalla parte sinistra.

I commensali si ristrinsero nelle spalle.
— Non ho visto ancòre !
— Neanch’io.
— Neppur io.
— Quest’ importa poco — continuò a dire il Cavaliere — Se voi non l’avete veduto, ciò non toglie che questo dominò di seta turchina, fregiato d’un’ancòra bianca si trovi qui sul veglione. Io l’ho veduto e vi dirò di più che mi ha dato da fare per tutta la sera.
— Oh ! — gridò, con atto di sorpresa, una delle quattro signore, che stava seduta sul davanti del palco, fissando i canocchiali in un dato punto — Eccolo lassù ! … è lui !…
— Chi ?… — domandarono tutti in coro.
— Oh bella ! il dominò turchino del Cavaliere : non vedete che ha un ancòra bianca sulla spalla sinistra ?…

A questa notizia i commensali si alzarono precipitosamente dai loro posti, e armandosi di lenti e di canocchiali, si spinsero tutti, uno addosso all’altro, sul davanti del palco.
All’urto screanzato, poco mancò che la tavola non si rovesciasse per terra.
— Guardate lassù, al N. 7 quint’ordine ! — riprese la solita signora, che aveva fatto la grande scoperta — Lo vedete quel dominò solo, solo, che guarda nel nostro palco ?…

Tutti gli occhi si rivolsero al punto indicato.
Il dominò era sparito !
— Ce l’ha fatta bella ! — gridò colla sua voce tuonante il promotore del brindisi.

I convitati, dispiacenti chi più chi meno di non aver fatto in tempo a prendere cognizione di questa maschera misteriosa, se ne tornarono ai loro posti.
— Ma come è di statura questo indiavolato dominò? — chiese qualcuno della brigata.
— Il ritratto è facile — soggiunse il Cavaliere — Nè grande, nè piccolo: figura snella: sesso incerto: occhi vivissimi: mano affilata; guanto-jouvin, piedi piccoli, calzatura aristocratica.
— Ho capito! — disse battendo il pugno sulla tavola, uno dei commensali (il quale aveva l’abitudine di non capir mai nulla).

[…]

 

( Carlo Lorenzini (Collodi) – Brano tratto dal libro “I misteri di Firenze – Scene sociali” – 1857 )

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