Carlo Lorenzini (Collodi) – I misteri di Firenze – 1 – Una cena al veglione -3


Firenze vista da Piazzale Michelangelo
Firenze vista da Piazzale Michelangelo

[…]

— Cos’ hai capito, Gastone? — domandò il Cavaliere con una certa curiosità.
— Quella maschera la conosco.
— La conosci? allora ci dirai chi è — gridarono tutti.
— Non posso: sarebbe una slealtà.
— Eccoci alle solite storie.

Prima di andare avanti, non sarà male accennare in pochi tratti, il carattere e la fisionomia del commensale che aveva capito. Gastone Della Bruna era un uomo sui quarant’anni. Nato di genitori nobili, ma rifiniti, venne avviato fin da giovanetto sui floridi sentieri della burocrazia. Esperimentata la sua capacità, fu collocato in uno di quei dicasteri dello stato, dove gli affari sono una scusa per gli impiegati … come gli impiegati sono una scusa per gli affari.

A dispetto dell’età declinante e del temperamento eccessivamente bolzo e linfatico, Gastone aveva trovato il modo di conservarsi tenero, succulento, tutto latte e sangue, come dovrebb’essere ogni buon funzionario pubblico, pagato regolarmente dalla Depositeria per il quieto vivere e … per il miglioramento della razza.  In una parola, il nostro segretario era il vero tipo dell’impiegato regio toscano, avanti il 1848 — tipo raro, impagabile, prezioso che disgraziatamente si va disperdendo ogni giorno più, e di cui sarebbe ben fatto conservarne almeno un campione nelle vetrine della Specola, se non foss’altro, come una curiosa varietà della gran famiglia degli Animali senza vertebre.

La natura benevola, indovinando la vocazione del ragazzo, aveva risparmiato a Gastone l’incomodo della barba ; — soltanto fra il labbro superiore e il naso gli spuntavano pochi peli biondastri (color dei capelli), i quali, ad onta delle continue carezze e di tutti i lenocinj dell’arte, non avevano mai raggiunto il numero legale per costituirsi in baffi, propriamente detti.

Sempre lindo, sempre attillato, sempre inappuntabile, Gastone aveva più cura dei suoi abiti, che della sua salute. Quando dava la mano a qualche amico, non la serrava per paura di sformare i guanti : se ponevasi a sedere, teneva le gambe tese, come pali elettrici, onde impedire ai pantaloni di prendere una cattiva piega : se l’aria da un momento all’altro rinfrescava, non aveva il coraggio civile di abbottonarsi, per un eccessiva tenerezza verso gli occhielli del suo vestito.

Cresciuto celibe fino a trent’anni, il nostro segretario dovette ammogliarsi per ordine del suo capo di Uffìzio, che aveva da collocare una figlia esperimentata debole di ginocchi e proclive alle cadute. Una donna capricciosa ha sempre bisogno d’un marito qualunque — come i giornali avventati hanno bisogno d’un gerente responsabile.

Isolina Della Bruna (la dama che stava seduta alla sinistra del cavaliere di Santa-Fiora) era una graziosa creatura, impastata di pepe e d’argento-vivo, piuttosto olivastra di carni, con una cornocopia di capelli nerissimi, come l’ala del corvo, con due occhietti piccoli e procaci, con due sopracciglia profilate e sottili, come se fossero disegnate con una matita di Faber, dalla mano di un grand’artista.

Tutta brio, tutt’anima, tutta fuoco, parlava sempre e rideva di tutto, anche di ciò di cui qualche volta non avrebbe dovuto ridere, come accade frequentemente a quelle donne che hanno da mostrare trentadue denti, di una sfavillante bianchezza.

Fra il Cavaliere di Santa-Fiora e la moglie del Segretario esisteva da molti mesi una buona intelligenza palesissima. Tutto il paese lo sapeva, eccettuato Gastone — ma oramai è provato che i mariti, quando si tratta di cronache riguardanti le loro metà… non sono mai del paese !

[…]

( Carlo Lorenzini (Collodi) – Brano tratto dal libro “I misteri di Firenze – Scene sociali” – 1857 )

2 Comments Add yours

  1. Antonella Sacco scrive:

    Spassosissimo. Del resto da Collodi non ci si potrebbe aspettare di meno…

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    1. Carlo Rossi scrive:

      E’ vero. Ho trovato il libro piacevole e divertente.
      Saluti

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