Carlo Lorenzini (Collodi) – I misteri di Firenze – 1 – Una cena al veglione -5


Firenze - Panorama da Piazzale Michelangelo - 2015 - 07 - 09 - DSCF0008
Firenze – Panorama da Piazzale Michelangelo

[…]

— I dati?… ebbene, statemi a sentire. Una di queste sere io me n’usciva al solito da una certa casa di via Ghibellina… (Gastone accompagnò queste parole con un’occhiata di intelligenza maliziosa !)
— Abbiamo capito ! avanti, avanti ! — gridarono in coro i commensali.

— Erano le dieci di notte. Appena giunto in mezzo alla strada, m’imbatto in una graziosa mascheretta, la quale fuggiva come una vespa, per liberarsi dalle proposizioni non troppo delicate di quattro o cinque giovinetti del popolo che la pedinavano a tutta briglia. La mia prima idea, lo confesso, fu quella di alzare la voce contro simile indegnità : ma poi … riflettendo che mi sarei messo a tu per tu con della canaglia, che per il solito non ragiona e che ha l’abitudine di alzar le mani e di picchiare … senza neppure aver riguardo agli abiti d’una persona decentemente vestita, credetti bene di attraversare la strada e di andarmene per i fatti miei.  In questo mentre, la maschera mi vede, e correndomi incontro, in meno di quel che non ve lo dico, s’afferra al mio braccio, e mi dice velocemente e con respiro affannato :
— Gastone, difendetemi.
Alla voce, all’accento, alla mossa, riconosco subito lady Clara !
— Non abbiate paura, miss, — le dico — e la consiglio ad affrettare il passo. Uscito appena fuori del pericolo, mi prende la curiosità di domandarle:
— Di dove venite, a quest’ora?
— Non ve lo posso dire — ella mi risponde.
— Ho capito ! — dico io fra me ; e andiamo avanti. Strada facendo, mi par di vedere sulla spalla sinistra del dominò dell’americana, qualche cosa di bianco : appunto gl’occhi e vedo … indovinate? un ancóra bianca. Immaginatevi s’era possibile che io non fiatassi.
— Dite, milady, cosa significa quest’ancóra dalla parte sinistra del vostro dominò ?
— È un capriccio !
— Un capriccio ? — soggiungo io — ho capito !
E cosi pigliando 1’aria dell’uomo discreto, l’accompagnai fino al suo palazzo. Prima però di darmi la buona notte, ella mi fece promettere solennemente che non avrei raccontato a nessuno quest’avventura e che avrei serbato il segreto su’ contrassegni del suo dominò. Io promessi, giurai, ed ero nel fermo proposito di mantenere la mia parola … Ma sapete voi come accade? L’uomo propone … e molte volte lo Sciampagna dispone.

— Allora il rebus è spiegato — disse la vivace Isolina (che era quella stessa che aveva scoperto il dominò nel palco di quint’ordine) — Mio marito ha ragione : quella maschera non può esser altri che lady Clara: l’ho subito riconosciuta al suo modo sfacciato di guardare !

— Ma qual’interesse può aver mai lady Clara — osservò il Cavaliere di Santa-Fiora — a perseguitarmi con tanta costanza ?… Io mi sono imbattuto in questo maladettissimo dominò per la scala del teatro : mi ha ficcato addosso un pajo d’occhi, che parevano due punte luccicanti di pugnale : e senza mai dirmi una parola e senza rispondere una sola volta alle mie interrogazioni, si è preso la bega di tenermi dietro, a una certa distanza, per la platea, nel salone, nella galleria e fino per i corridoj dei palchi. Perdio !  L’ombra di Banco era più educata col povero Macbeth !

— Tutto sta bene — disse uno dei commensali — ma dopo il racconto di Gastone, mi pare che il problema sia risolto. E a chi altri volete mai che potesse saltar l’estro di mettersi per l’appunto un’ancóra bianca sulla spalla sinistra del dominò ?

— È lady Clara !  è lady Clara ! — ripeterono tutti in coro.

Gastone non capiva più nella pelle dalla soddisfazione. Voltandosi di qua e di là, si prendeva sul serio le strette di mano e i mi-rallegri per aver tagliato il nodo gordiano della serata.

— Gastone della Bruna , tu sei un grand’ impostore ! — scappò fuori improvvisamente il promotore del brindisi, il quale dalla sua clamorosissima risata in poi, non aveva più aperto bocca.
— Come sarebbe a dire?… — chiese Gastone, meravigliato di quest’apostrofe.
— Sì ; un grand’impostore! — ribattè l’altro.
— Misuriamo i termini …

Gastone, che aveva un tantino alzato il gomito, si sentì punto dall’insolenza : s’accese in viso, sgranò gli occhi, serrò convulsivamente i pugni, fece un movimento d’alzarsi in piedi … poi borbottò fra i denti:
— Ebbene … sarò un impostore !

Gastone, in fatto di coraggio, divideva le opinioni e le teorie della lepre.

— Volete sapere dov’è lady Clara? — continuò il promotore del brindisi, dopo un poco di pausa — guardate al N. 10, parterre.

I convitati si diressero al punto indicato. Lady Clara era là, sfavillante di tutta la sua bellezza.

Il povero Gastone, fulminato da questo strano incidente (perocché era verissimo quanto aveva raccontato circa alla sua avventura colla bella americana) cadde in una stupida taciturnità, prendendo, senza avvedersene, la posa tradizionale di Don Bartolo, nel gran finale del Barbier di Siviglia.
[…]

( Carlo Lorenzini (Collodi) – Brano tratto dal libro “I misteri di Firenze – Scene sociali” – 1857

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