Carlo Lorenzini (Collodi) – I misteri di Firenze – 2 – Due uccelli di rapina – 4


Firenze - Via dei Cerretani - immagine tratta da “Firenze e la Toscana” di Eugenio Müntz, Fratelli Treves Editori, 1899
Firenze – Via dei Cerretani – immagine tratta da “Firenze e la Toscana” di Eugenio Müntz, Fratelli Treves Editori, 1899

[…]

— Sessantamila franchi ! una gran somma davvero !  un patrimonio !… — riprese con tono ironico la Contessa — Eppoi ?… Se te lo dico : questi ragazzi son come i fuochi del Bengala : brillano qualche minuto, dopo non ci resta di loro che il fumo e l’odore di bruciaticcio.
— No, cara mia, non bisogna esagerare : la casa Miloro e C. di Nuova-Yorck è sempre una casa rispettabile,  e può senza scomodo continuare a pagare i debiti e le scapataggini di questo degenere rampollo.
—Sessantamila franchi ! — mormorò la Confessa, ritornando astrattamente un passo indietro. — Non son molti : ma son qualcosa ! Vorrei un po’ sapere come ha fatto a spenderli in Firenze. Ha giuocato forse ?…
— Mai.
— Anche con me ha ripetuto le cento volte che sente un’antipatia mortale per le carte.
— Antipatia ?… odio, devi dire : odio insormontabile …
— Si ?… ripetè sorridendo la Contessa — eppure, quanto voi scommettere, che prima o poi, lo conduco al tavolino.
— Non lo credo così facile.
— Eccoti la mia mano ! Vai pur là, che ne ho convertiti alla fede dei più duri di lui !
— Sarebbe un bel fatto — osservò il Conte — e ti dirò di più che ci vedo tutta la stoffa per ricavarne un ottimo giuocatore : avventato, piccoso, facile a riscaldarsi insomma è un ragazzo da fargli perdere anche i bottoni della camicia. Come mai finora non l’hai tentato ?… sono due mesi che ti fa la corte…
— È verissimo, sono due mesi che mi fa la corte : ma ancora non era a tiro !… In certe cose, lo sai meglio di me, bisogna andare a colpo sicuro. Lascia che gli mandino da  Nuova-Yorck le penne… e vedrai.
— Appena che le penne arriveranno, te lo saprò dire.
— Con sicurezza ?…
— Figurati ! sono amico intrinseco del suo banchiere.
— Sta bene così : a suo tempo poi ti informerò della commedia che ho preparato : commedia di effetto sicuro.
— Intendiamoci bene — soggiunse il Conte, abbassando la voce, quasi pauroso che l’aria stessa lo potesse sentire — Non bisogna tirare alla pelle : facciamo come dice il proverbio.
— Cioè ?
— Bisogna pelare la quaglia con un po’ d’umanità.
— Tutta l’umanità consiste nel non farla stridere — disse la Contessa, i di cui occhi brillavano sinistramente come quelli di un gatto salvatico .

Poi, quasi la pungesse un rimorso, ritornò a dire :
— Sessantamila franchi ! ma come li ha spesi ?…
— Il conto è lesto: fra gli amici politici e le donne.
— Ehi signorino ! — ribattè la Contessa pigliando l’aria della persona offesa — non facciamo equivoci : io, per conto mio, posso giurare che non gli costo uno spillo.
— Hai fatto male
— Lo so.

Una nube impercettibile di dispetto troversò la fronte della Contessa. Poi continuò :
— Eppure, le cattive lingue chi lo sa quanto avranno sbraitato; non è vero ?…

Il Conte non rispose.
— E sempre così ! —  seguitò la Contessa, mordendosi dalla bizza il labbro inferiore — A cosa giova l’essere onesti, quando la calunnia non vi rispetta ?…

Il Conte Calami si passò una mano sui baffi, quasi per nascondere un impertinente sorriso, che gli spuntava involontariamente sulle labbra.
— Hai avuto le voci, e non le noci — quindi soggiunse — Ma sei ancora in tempo a vendicarti.
— E mi vendicherò ! … ti giuro che mi vendicherò !

[…]

( Carlo Lorenzini (Collodi) – Brano tratto dal libro “I misteri di Firenze – Scene sociali” – 1857)

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