Carlo Lorenzini (Collodi) – I misteri di Firenze – 2 – Due uccelli di rapina – 6


Firenze - Il Palazzo del Bargello
Firenze – Il Palazzo del Bargello – immagine tratta da “Firenze e la Toscana” di E.Muntz – 1899 – Fratelli Treves Editori

[…]

Finalmente la lotta andava a mano a mano a cessare.  Il dominò, rifinito di forze, tentava i supremi conati. Aveva il respiro affannoso, e le mani tutte bagnate di sangue.  I famigli, profittando di questa prostrazione, lo afferrano per le braccia e per la vita, e gli tolgono ogni mezzo a ulteriore difesa.
Già la folla si apre per lasciar passare l’arrestato, quando ecco si vedono giungere, saltando e cantando, otto o dieci dominò, tutti di un medesimo colore scuro, i quali, rompendo screanzatamente la calca, si spingono avanti coll’impeto d’uno squadrone di cavalleria. I sopravvenuti cominciano fra loro un bisbiglio, un sussurrìo di parole a mezza voce, un ammiccarsi cogl’occhi.
— All’alba ! — grida uno dei dominò arrivati d’allora.
— All’alba ! — risponde rialzando la testa gagliardamente l’arrestato,che mezzo morto si disponeva a farsi condurre al Bargello.

A questa parola, siccome a un segnale convenuto, i dominò si prendono tutti per la mano e ballando e saltando e cantando a piena gola

Marbruck andò alla guerra
Miroton, Miroton, Miroton,

formano un cerchio, nel mezzo al quale rinserrano i tre famigli e la loro preda.
Allora comincia una ridda infernale, un vortice, un paleo da cavar di cervello.  II cerchio a mano a mano si ristringe ; i famigli si trovano chiusi, aggrediti, soffocati.  I dominò si acciuffano rabbiosamente coi birri e tentano di liberare il loro confratello arrestato.  Bestemmie, imprecazioni e colpi da ambe le parli.
— Dai ! dai ! — urlano i ragazzi, confusi fra la folla (la quale, sia detto in parentesi, si teneva sempre a una rispettosa distanza, fuori del tiro della bastonata.)
— Date sulla testa ! — grida una voce nasale.
— Fuori della testa è fallo — ripiglia un terzo.

I curiosi accompagnano le barzellette con risate insolenti, tirandosi al tempo stesso, per prudenza, quattro passi più indietro. I birri, sopraffatti dal numero, si danno a cacciare dei fischi acutissimi per chiamare in soccorso. Le maschere, onde ricuoprire i fischi, ripigliano a cantare in coro:

Marbruck andò alla guerra
Miroton, Miroton, Miroton. 

In questo frattempo, uno dei tre birri, quello che mostrava più accanimento, e che avendo afferrato il domino a mezza vita, spingevalo innanzi a furia di pugni e di ginocchiate nelle schiene, sente arrivarsi all’improvviso un colpo formidabile sul capo.  Gli occhi gli si velano; le gambe gli si piegano sotto e stramazza per terra. II lurido cappello di feltro, non reggendo alla violenza del colpo, si era diviso in due parti.
— E uno ! — gridano i ragazzi.
— Ben dosato ! — soggiungono altri sghignazzando.

I due famigli, che ancora si difendono disperatamente, alla vista del loro compagno percosso e gettato per terra, sentono mancarsi d’appoggio, ma non si arrendono per vinti.  Anzi, uno di essi afferra per un braccio il povero dominò estenuato di forze, e, dandoli una stratta furibonda, cerca di tirarlo fuori della folla.
La mano del famiglio è serrata e forte come una tanaglia : il suo braccio è teso come una spranga di ferro.  All’urto improvviso e violento, il braccio dell’arrestato crocchiò in modo doloroso, come se glielo avessero slogato dalla spalla.

In questo orribile tira-tira, un colpo poderoso di bastone viene a cadere sul bicipite del famiglio.
Lo sciagurato caccia un urlo feroce e fuori di se per il dolore acutissimo, sfonda la folla, fuggendosene via e sorreggendosi colla mano sinistra il braccio destro, che gli penzolava inerte, come un pezzo di carne morta.
La folla si aprì precipitosamente per lasciargli libera l’uscita.
— Passi : abbuonato ! — gridano i ragazzi; e le risate si fanno sempre più clamorose e insolenti.

L’ultimo dei tre birri, vedutosi solo, e disperando oramai di poter far fronte agli assalitori, riunisce tutta la sua forza, e afferrando il dominò per la vita, lo getta tutto d’un pezzo per terra, masticando fra i denti:
— Almeno, brutto serpente, ti voglio vedere il grugno !

E nel dir ciò, gli si avventa addosso e tenta strappargli la maschera di carta-pesta.

[…]

( Carlo Lorenzini (Collodi) – Brano tratto dal libro “I misteri di Firenze – Scene sociali” – 1857)

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