Carlo Lorenzini (Collodi) – I misteri di Firenze – 3 – Il Cavaliere di Santa-Fiora -4


Firenze - La piazza e la Chiesa di S.Spirito
Firenze – La piazza e la Chiesa di S.Spirito – immagine tratta da “Firenze e la Toscana” di E.Muntz – 1899 – Fratelli Treves Editori

[…]

Non restava che un ultimo tentativo; quello di ricorrere alla Polizia. S’impiegarono buoni uffici ed efficaci relazioni, ma la polizia (chi lo crederebbe ?) dovette rispondere, a mezza voce, che essa pure viveva allo scuro su questo articolo, e che il Cavaliere di Santa-Fiora dimorava in Toscana non già in virtù di una carta regolare di soggiorno o di un atto di naturalizzazione, ma bensì sulla rispettabile garanzia di un ministro di potenza amica.

Quando alcuni imprudenti, abusando della reciproca confidenza di una vecchia amicizia, interrogavano il Cavaliere stesso in persona, sulla sua patria e sulle condizioni della sua famiglia, egli, era solito rispondere scherzando :
— Io sono come il Gennaro della Borgia: non ho patria nè parenti ! … — Il Cavaliere chiudeva sempre questa barzelletta, canterellando qualcuno dei motivi più popolari della bell’opera di Donizzetti.

Anche il Segretario Gastone il quale, come sapete, aveva l’abitudine di capir tutto, ogni qual volta si trattava del Cavalier di Santa-Fiora e della sua splendida esistenza, derogava francamente dai suoi diritti d’indovinatore, protestando con tutta ingenuità di non averci capito mai nulla.

Il quartiere che abitava il Cavaliere era piccolo, ma comodo e grazioso; la mobilia, i parati e gl’infiniti oggetti di lusso e di galanteria profusi dovunque, rivelavano a colpo d’occhio le tendenze sibaritiche e sensuali dell’agiato inquilino.  La camera da letto ti dava l’immagine di un piccolo tempio profano, consacrato alla voluttà e ai molli piaceri della vita.  Le pareti del suo gabinetto damascate di un drappo amaranto-cupo, brulicavano di piccoli quadri di mille forme e mille grandezze, tutti chiusi in eleganti cornici dorate, e rappresentanti, coi colori più vivi e più seducenti, i principali episodi erotici della storia antica e moderna. La Mitologia vi era accoppiata con la Bibbia, ed il Medio-Evo faceva uno strano contrasto trovandosi accanto agli Aneddoti scandalosi dei tempi della Reggenza.

Non appena il Cavaliere ebbe saltato il letto, che Giovanni entrò in camera per annunziargli il Marchese Teodori.
— Appunto pensavo a lui — disse Santa-Fiora: e infilatasi una ricca veste da camera, si distese sopra una poltrona dinanzi ai camminetto.

Il Marchese Stanislao entrò.
— E così ?… — gli chiese il Cavaliere guardandolo in viso, quasi per indovinare la risposta.
— Navighiamo col vento in poppa — soggiunse l’altro, gettando il cappello sopra una tavola, e avviandosi verso una cantoniera dove era collocata in mostra una scatola di sigari cazzadores.
— Tanto meglio: sentiamo i rapporti — riprese subito Santa-Fiora, accavallando una gamba sull’altra e dandosi una lunga fregatina di mani, in segno di compiacenza.
— La ragazza è onesta ! — soggiunse il Marchesino — onesta di fondo, ma …
— Si comincia male.
— Adagio !
— Onesta ?… Pare impossibile con quella zia.
— Cosa c’ ha che fare la zia colla nipote ? la Floriani è … quel che è, mentre la Glicera la ritengo per una buona figliola.
— Allora non se ne parli più. Già me l’aspettavo continuò Santa-Fiora imbizzito — tutte le donne, con me, doventano oneste…
— Meno furia; se mi dai tempo di parlare, sentirai che il caso non è poi disperato.

Santa-Fiora, uomo di primo impeto e insofferente di qualunque indugio, si pose a passeggiare in su e in giù per la camera, fischiettando e facendo delle spallucciate.
— Intanto possiamo però contare sull’Olimpia — seguitò l’altro — L’Olimpia è una gran donna; eppoi si è detto tutto, quando si è detto che la Contessa Emilia l’ha scelta per sua direttrice spirituale e temporale.
— Ebbene ?
— Ebbene, l’Olimpia, sapendola pigliare, è nostra.
— Pigliamola dunque — gridò il Cavaliere con tuono risoluto.
— Pigliamola !  si fa presto a dirlo. Parliamoci schietti: ti senti disposto a buttar via qualche migliajo di franchi?

Il Cavaliere non rispose: andò allo scrigno, e tirati fuori alcuni fogli di banca, li consegnò al Marchesino: — Eccoti un anticipazione per lo prime spese; in fondo faremo i conti.

Stanislao si abbottonò il paletot per andarsene; il Cavaliere, nel dargli la mano, gli disse piano all’orecchio: — Quello che sopratutto mi preme, è la segretezza : neppure l’aria lo deve sapere.
— S’intende bene — riprese l’altro — non ci sono interessato quanto te e più di te ? non c’anderebbe forse della mia riputazione ? è vero che fra due amici non ci si bada ; son piaceri reciproci. Ma scommetto però che le linguaccie non la farebbero più finita.
— Eppoi ;  guai se arrivasse a saperne qualcosa la moglie di Gastone ; quella è un diavolo in carne e in ossa : sarebbe capace di mettere sottosopra mezza Firenze.
— Non sono un pupillo !— concluse Stanislao: e data una stretta di mano al Cavaliere, uscì.

[…]

( Carlo Lorenzini (Collodi) – Brano tratto dal libro “I misteri di Firenze – Scene sociali” – 1857)

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