Carlo Lorenzini (Collodi) – I misteri di Firenze – 3 – Il Cavaliere di Santa-Fiora -5


Firenze - 2015 - 07 - 09 - DSCF0035
Firenze – 2015

[…]

Il Cavaliere tornò a sdrajarsi nella poltrona. Il suo pensiero era rivolto a Glicera. Questa giovine e simpatica provinciale, che per una colpevole correttezza dei suoi parenti era stata mandata a Firenze presso la Contessa Floriani sua zia, col pretesto di trovarsi ciò che nel gergo matrimoniale suol chiamarsi una bella occasione, gli sembrava una conquista assai facile e gli rammentava molto davvicino, per la sua disgraziata posizione, qualcuna di quelle bellissime Giorgiane che egli, molti anni indietro, aveva incontrato sui pubblici mercati di Costantinopoli, esposte alla cupidigia del maggiore e migliore offerente.
— E’ una colomba — diceva il Cavaliere pensando a Glicera — che prima o poi deve trovare il suo falco.

Avvezzo nelle sue intraprese a prendere la strada più corta, ne tenne parola a Stanislao e lo incaricò (come si usa fra buoni amici!) di esplorare la piazza c di riferire.

Mentre Santa-Fiora stava calcolando fra sè le probabilità che aveva in favore, la bussola della sua camera si aprì violentemente, e Gastone Della Bruna comparve sulla soglia, col fiato grosso e coll’aria affannata d’un ajutante di campo che porti al suo Generale la dolorosa notizia d’un reggimento tagliato fuori !
— Cosa è stato ? qualche disgrazia ? — chiese il Cavaliere.
— Altro che disgrazia ! c’è l’Isolina che ha un diavolo per capello.
— Come mai ?
— Cosa vuoi che ti dica ?… quella giuccherella si è messa in capo che il dominò d’jeri sera, fosse una donna.
— E quand’anche fosse stata una donna ? — disse il Cavaliere, facendo l’ingenuo.
— È precisamente quello che le ho detto io ; e quand’anche fosse stata una donna ?… Ma sai l’Isolina come è fatta ! una buonissima figliola ; uno zucchero, una pasta : ma guai se piglia un dirizzone ! guai.
— In questo caso però mi pare che abbia torto.
— Tortissimo !
— Fa di persuaderla.
— E’ fiato buttato via : la si rivolta come un basilisco.
— Non capisco : — disse il Cavaliere, quasi imbrogliato di trovarsi in questa comica situazione.
— Ho capito io ! — riprese Gastone.

Il Cavaliere si voltò : guardò in faccia il suo interlocutore ; quindi colla massima indifferenza gli chiese:
— Cioè ?
— Cioè ? …. basta, non lo voglio dire ; ti metteresti a ridere.
— Sentiamo : io voglio sapere.
— Sai cosa credo ?
— Cosa credi ?
— Che l’Isolina sia gelosa di te. Ah ! ah ! ah ! Questa poi sarebbe bellissima — E Gastone dette in una gran risata.
— Ah ! ah ! ah ! bellissima davvero… — disse il Cavaliere, ridendo anch’esso della risata di Gastone.
— Povero Cavaliere ! perseguitato dalla gelosia delle mogli degli altri. Ah ! ah ! ah !
— Ah ! ah ! ah ! ecco un soggetto da farne una farsa.
— La situazione è nuova ! ah ! ah ! ah !
— Animo, animo — soggiunse il Cavaliere abbassando gli occhi, come persona imbarazzata — Caro Gastone, stamattina sei in vena a celiare.
— Se tu la conoscessi bene quella matta ! … l’è capace di questo e d’altro: beninteso — (continuò il Segretario cambiando tuono, e assumendo tutta la serietà possibile) — beninteso che la fa queste cose senza cattivo fine. Eh ! diavolo ! non c’è pericolo !

Il Cavaliere si alzò e si pose a girandolare per la camera, come se cercasse qualche cosa, di cui avesse bisogno.
— Dunque ? — chiese Gastone.
— Dunque ? — ripetè il Cavaliere.
— Se ti resta un po’ di tempo, fammi il piacere di andare a trovarla… e persuadila : altrimenti non ho il coraggio di tornare a casa.

Santa-Fiora piegò il capo e il resto della persona, in atto di sommissione rassegnata, come per dire : se cosi vuoi, cosi sia.

[…]

( Carlo Lorenzini (Collodi) – Brano tratto dal libro “I misteri di Firenze – Scene sociali” – 1857)

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