Carlo Lorenzini (Collodi) – I misteri di Firenze – 4 – Un giorno d’udienza -1


Firenze - La piazza di San Lorenzo
Firenze – La piazza di San Lorenzo – immagine tratta da “Firenze e la Toscana” di Eugenio Müntz, Fratelli Treves Editori, 1899

Stanislao, appena tornato a casa, si cavò di tasca i fogli di banca che aveva ricevuto da Santa-Fiora, e tirata la somma, gridò :
— Tremila franchi !

Quest’esclamazione di gioja fu accompagnala da una indecente piruetta, che Stanislao eseguì sul calcagno destro, con grave discapito della propria dignità. Tant’è vero che l’uomo, quand’è solo, non è mai un eroe.

Stanislao era il tipo del vero scapato.

Giuocatore, donnajolo, dissipatore, aveva aperto, fin dal momento che era uscito di collegio, una spaventosa voragine di debiti, e, novello Orazio Coclite, vi si era gettato dentro con un coraggio quasi romano.

Il padre, il vecchio marchese Teodori gran quattrinaio, ma uomo tirato e chiuso come una pina verde, trovandosi tutte le ore del giorno rintronate le orecchie dalle minacce dei creditori, dai reclami degli strozzini e dai rimproveri delle persone oneste, dovette finalmente risolversi a pagare le multiformi passività dello scioperato figliuolo.

Saldati i conti, chiamò Stanislao nella sua camera e senza perdersi a fargli una lunga perorazione, lo cacciò dalla casa paterna, come si farebbe d’un groum che avesse mancato ai regolamenti disciplinari del basso servizio.

E come se questo fosse poco, il vecchio Teodori fece correre la voce che egli diseredava il figlio — e che intendeva prendere una terza moglie, a dispetto della sua età settuagenaria.

Un vecchio signore, a 70 anni, è quasi sempre sicuro d’avere della prole ! Vorrei un po’ che i fisiologisti e gli uomini delle scienza mi sapessero render conto di questo curiosissimo fatto.

Il giovine Stanislao, per siffatto modo, si trovò improvvisamente ridotto al verde — perocché le poche centinaia di tire al mese, che l’inflessibile genitore gli passava a titolo di sussidio caritatevole, gli bastavano appena per i sigari e per i guanti.

Ma la miseria molte volte è piena d’ingegno.

Difatti Stanislao, nei primi giorni che ebbe l’ostracismo dalla casa paterna, cominciò a stillarsi il cervello per trovare il modo di fare il Signore senza quattrini !

Ella è questa un’arte tutta nuova e recentissima : i Greci non la conobbero neppur di vista : eppoi menano tanto rumore per avere inventato la tragedia !

Stanislao, prima che si divulgasse per il paese la notizia dell’infortunio, dal quale era stato colpito, fece una visita a tutte quelle persone caritatevoli conosciute sotto il vezzeggiativo di Strozzini, e dispostissimo a subire il martirio di S. Bartolommeo, gli riuscì di mettere insieme un ventimila franchi di moneta effettiva.

Pochi giorni dopo comparve sul piazzale delle Cascine con un magnifico tiro-a-quattro !

Il tiro-a-quattro a poco a poco si assottigliò e si converti in un tiro-a-due — il tiro-a-due si metamorfosò anche esso, e diventò un cavallo inglese da sella — finalmente anche il cavallo inglese da sella disparve e si trasformò in un modestissimo fiacre a nolo.

Questa ò la storia della scuderia del Marchesino Teodori… e di molte altre scuderie.

Intanto i creditori cominciavano a farsi vivi, e scappavano fuori da tutte le parti bofonchiando, come uno sciame di pecchie.

Allora per il giovine Marchese ebbe principio il glorioso periodo delle cabale, degli stratagemmi, dei trovati ingegnosi e delle piccole commediole.

Si trattava di studiare il mezzo di non pagare i debiti vecchi e di farne dei nuovi. Per non pagare i debiti vecchi, Stanislao si rifece dal meditare seriamente sull’indole propria e speciale del Creditore.
— Sfuggire il creditore — diceva Stanislao — è la stessa cosa che urtarlo, provocarlo, metterlo al punto di diventare feroce, come una jena. Il creditore vuol essere corteggiato : egli ha questa debolezza comune colle donne.

In seguito di siffatta teoria, stabilì di tenere udienza regolarmente due volte il mese, — e a furia di paroline, di promesse e d’imbrogli, gli riusciva sempre di rimandare i pagamenti alle calende greche.

[…]

( Carlo Lorenzini (Collodi) – Brano tratto dal libro “I misteri di Firenze – Scene sociali” – 1857)

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