Carlo Lorenzini (Collodi) – I misteri di Firenze – 7 – Un concerto in casa di Lady Clara -1


 

Firenze - Ponte Vecchio - 2015 - 07 - 09 - DSCF0119
Firenze – Ponte Vecchio

Per l’andamento regolare di questa storia — più  storica di quel che non paja alla buccia — si rende indispensabile tornare qualche passo indietro ( modo strano e curioso d’andare avanti, che dai gamberi, non si sa come, è passato adesso nei romanzieri moderni  ! )

Verso gli ultimi del mese di Decembre un grosso legno da guerra americano ancorava nelle acque di Livorno.

Era il Washington.

Due giorni dopo l’arrivo, a bordo fu dato una festa da ballo.

Un giovine ufficiale, che finiva il tempo del suo servizio, prima di separarsi dai camerati, aveva avuto il gentil pensiero di pagare le spese di uno splendido buffet.

La mattina seguente, tutte le persone che erano state a bordo del Washington non facevano altro che parlare dello spirito e delle cortesi maniere di Giovanni Miloro.

Congedatosi dai suoi compagni, che lo amavano come un fratello, Miloro venne a terra e cambiata l’uniforme d’ufficiale di marina con un abito da borghese, noleggiò in tutta fretta un legno di posta a quattro cavalli, e si diresse alla volta di Firenze.

Esso portava seco molte lettere commendatizie per le principali famiglie della Capitale.

Altre lettere, custodite gelosamente in un portafoglio chiuso a chiave, lo indirizzavano ai capi del Comitato politico stabilito in Toscana.

I Banchieri avvezzi a giudicare dei forestieri dal punto di vista delle credenziali che lo accompagnano, gli fecero buon viso e lo presentarono agli altri come l’erede della casa bancaria G. G. Miloro e C. di Nuova-York.

Bello ed elegante nella persona, Miloro sapeva riunire con bell’accordo l’aria un pò fiera e indipendente del cittadino degli Stati Uniti d’America, colla sveltezza, il brio e le grazie del gentiluomo europeo.

Contava appena 22 anni: aveva i capelli biondissimi e increspati: gli occhi cerulei: la fronte alta e spaziosa: la pelle leggermente bronzina: la figura snella e aggraziata.

Due piccoli mustacchi arricciati all’insù, ma senz’ombra di pretensione, gli davano una tinta di scapato e di temerario, che armonizzava mirabilmente col resto della persona.

Parlava la nostra lingua con quella facilità e quell’accento, con cui si parla la lingua nativa : e quantunque, ragazzetto ancora, fosse stato costretto a esulare in compagnia di sua madre, sulla terra ospitale d’America ed avesse vissuto colà la miglior parte della sua giovinezza, nonostante serbava ancora tutto il tipo del nostro paese, e riponeva una specie d’orgoglio a darsi a conoscere, fin dalle prime parole, per un pretto e buono italiano.

Una delle case, dove Miloro venne introdotto, dopo pochi giorni che dimorava in Firenze, fu la casa di Lady Clara.

Gli amici lo presentarono una sera di sabato : sera, per l’appunto, in cui ricorreva uno di quei tanti concerti musicali, coi quali la bella americana era solita di tormentare la sua fioritissima conversazione.

Le sale ardevano di lumi. La ricchezza, il lusso e l’eleganza sopraffina delle suppelletili richiamavano alla memoria le splendide novelle delle Mille e Una Notte.

In mezzo a questa atmosfera di luce e di musica, dominava la figura raggiante di Lady Clara, la quale, ogni qualvolta traversava la sala, pareva che raccogliesse intorno alla sua persona tutte le bellezze e le seduzioni ivi riunite, appropriandosele e facendole sue con quella violenza irresistibile, con cui il gran banchiere si assimila i capitali e le sostanze altrui, dovunque egli passi accompagnato dalla prepotenza del suo genio speculativo.

[…]

 

( Carlo Lorenzini (Collodi) – Brano tratto dal libro “I misteri di Firenze – Scene sociali” – 1857)

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