Carlo Lorenzini (Collodi) – I misteri di Firenze – 7 – Un concerto in casa di Lady Clara -4


Firenze - Ponte S. Trinità -2015 - 07 - 09 - DSCF0139
Firenze – Ponte S. Trinità

[…]

Nel tempo che le danze fervevano nelle gran sala, Lady Clara sparì. Ella si ritirò in un piccolo salottino, dove l’attendeva il giovine Duca D’Ayro.
— Ebbene, cosa volete da me?… — gli chiese la bella Lady.

Il duca non rispose. Era pallidissimo in viso, e un tremito convulso gl’invadeva tutta la persona.
— Per carità, non perdiamo tempo : rammentatevi che la mia assenza potrebbe dare nell’occhio.
— Vi dispiace forse ?
— Non perdiamo tempo, vi ripeto. Cos’è che mi volete dire ?
— Clara — soggiunse il giovine duca, pigliando la mano dell’ americana — la vostra indifferenza mi uccide.
— Non avete altro ?

Il duca rimase come fulminato da questo interrogativo.
Dopo un momento di pausa, riprese :
— Ditemi signora, avete mai amato ?
— Mai : — e voi ?
— Una volta, Clara ! e, dico il vero, fui così folle da credermi corrisposto.

L’ Americana, invece di rispondere, sì pose a carezzare la sua Cocotte, bellissimo pappagallo che dormiva tranquillamente sopra una gabbia d’ottone.
Il duca fece di tutto per reprimere un movimento d’ ira indicibile.
Le sue labbra si agitarono convulsivamente per dir qualcosa, ma la parola non uscì. Lo sdegno, la passione, l’amor proprio crudelmente offeso, lo soffocavano, lo stringevano alla gola, come una mano armata d’un guanto di ferro, come la coda d’ un serpente constrictor.
Finalmente potè articolare :
— Eppure, o signora … se la memoria non mi tradisce, voi le mille volte mi avete ripetuto che il vostro amore per me sarebbe stato eterno.
Vraiment ? — disse Milady, con grazioso accento anglo-francese: e si voltò sorridendo.
— Lo avete forse dimenticato ?
— No — soggiunse l’altra continuando a carezzare il suo pappagallo — No !… io non vi nego qualche volta d’aver giurato e promesso. Ma come è possibile che voi, Raullo, voi uomo di mondo, voi giovine di tanto spirito abbiate creduto seriamente all’eternità dell’amore ? Allons donc ! E non sapete forse che questa è una frase da romanzi, e che bisogna saperla vendere e comprare per quel che vale ?
— Io so — riprese cupamente Raullo — che non è lecito ad una donna cacciare il suo amante, e metterlo villanamente alla porta, come si farebbe di un mozzo di stalla.
— Ma io non vi ho cacciato … io non vi ho messo alla porta — disse l’Americana, tramezzando il discorso con un bacio sulla testa di Cocotte.
— Voi mi avete fatto di peggio — riprese il duca con voce soffocata — voi mi avete trattato come l’ importuno, come l’accattone indiscreto, al quale si fa dire che non siamo in casa; e che seppure si riceve, si riceve di mala voglia e con aria distratta, per fargli conoscere che non abbiamo tempo da perdere con lui. Ma il motivo di questo cambiamento finalmente credo di averlo indovinato …
— Psi ! — fece Lady Clara, imponendo silenzio al duca, e mettendosi in ascolto, come se avesse inteso rumore nella stanza attigua.

Quindi, uscita in punta di piedi fuori dal piccolo salotto, disparve come un leggero fantasma.
Dopo pochi minuti, si udiva nel cortile del palazzo la voce del guarda-portone che gridava :
— Casa d’Ajro !

Il duca, disceso da una scaletta segreta (che egli conosceva benissimo) abbandonava le sale di lady Meeting, colla disperazione nell’anima.
In questo frattempo, in una delle stanze più discoste dalla sala da ballo, accadeva una scena d’ un genere molto diverso.
[…]

( Carlo Lorenzini (Collodi) – Brano tratto dal libro “I misteri di Firenze – Scene sociali” – 1857)

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