Carlo Lorenzini (Collodi) – I misteri di Firenze – 9 – Seguito -3


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Firenze – veduta da S.Miniato – immagine tratta da “La patria – geografia dell’Italia – Firenze” di Strafforello Gustavo – 1890

[…]
Abbiamo lasciato Miloro in casa di lady Clara.

Partita appena la Contessa Floriani, l’ex-ufficiale di marina era stato anch’esso più volte sul punto d’andarsene: non trovando motivo per trattenersi più lungamente in mezzo ad una società, dove oramai tutto il divertimento sì ristringeva nel ripetersi l’un l’altro sottovoce: Che serata nojosa ! Questo è il gergo che si parla in tutte le feste. E dire che vi sono degli imbecilli che rovinano sè e i suoi per divertire dei maldicenti o degli ingrati.  E perchè no ? Tutti i gusti, son gusti.

Nel momento che Miloro stava per uscire, udì pronunziare un nome — quello dell’Avvocato Bifronti.

Era costui un giovine sulla trentina : faccia ovale e sorridente: fronte spaziosa, sormontata da un piccolo ciuffo di pochi capelli castagni: non-baffì ; due grandi fedine all’inglese, che a guisa di due grandi spazzole, gli scendevano fin sotto l’attaccatura del collo : voce sonora: modi diplomatici, portamento parlamentare.

Miloro gli andò in contro, chiedendogli con tutta cortesia:
— Il Signore Avvocato Bifronti ?
— In persona.
— Permettete, Signore, una parola ?
— Due.
— Vorreste favorirmi nella sala accanto.
— Vi precedo.

Giunti nell’altra sala, dov’era concesso di respirare con maggior libertà, Miloro trasse una lettera dal portafoglio, e la consegnò all’avvocato.
— Riconosco il carattere ! — disse questi con atto di piacevole sorpresa : e aperto il foglio, e datoli una scorsa coll’occhio, stese la mano a Miloro, dicendoli:
— Qua la destra !

I due giovani si scambiarono un’occhiata d’intelligenza : una di quelle occhiate, che tengono il posto d’un lungo discorso, e che rivelano un patto tacito, un segreto in comune,un giuramento solenne.
— Dal momento che giunsi in Firenze — disse Miloro — non mancai di venirvi a cercare più volte ; ma sempre inutilmente.
— Sono stato fuori una ventina di giorni — rispose l’avvocato: poi abbassando la voce, continuò con aria misteriosa: — Ho fatto un giro per la provincia… per tutto ho trovato uno spirito eccellente… gioventù piena di fede e d’energia, e che aspetta l’ora… Ma ma… il guasto è qui; il tarlo è in questo nobilume di pasta frolla… Oh ! Alfieri ! ben li conoscevi tu, quando gridasti loro negli orecchi:  Or superbi, or umili …

L’Avvocato non potè terminare il verso del grande astigiano, perchè in quel punto entrarono varie persone nella stanza.
— Buona sera, mio caro Marchese — disse il Bifronti, salutando uno dei sopravvenuti.
— Addio, Barone ! gridò, stendendo la mano ad un altro.
— Mio caro duca, questa sera hai ballato meglio di Saint-Leon — disse, rivolgendo la parola a un terzo.

Poi, ripigliando il discorso con Miloro, soggiunse:
— Domani verrai da me: io ti darò le regole necessarie sul modo di doverti condurre. Domani sera poi ti presenterò al Comitato. C’è una piccola tornata…

E così, di questo passo, i due giovani si comunicarono vicendevolmente le loro aspirazioni, i loro desideri e le loro speranze.

Vedendoli parlare insieme, l’Avvocato sembrava il maestro: Miloro lo scolaro. Questi non perdeva sillaba di quanto gli sussurrava il compagno.
— E tuo padre pure sarà dei nostri ? — chiese il Bifronti, con quella confidenza che nasce immediatamente fra due persone collegate da un medesimo patto.
— Mio padre ?… mio padre lo fu ! — rispose Miloro, abbassando la voce, e dando una leggera scossa nervosa, che non sfuggì all’Avvocato, che tenevalo appoggiato al suo braccio.
— Sono dolentissimo — riprese l’altro — d’ averti posto il dito sopra una ferita che difficilmente risana. Abbia pace la sua grand’anima nel paradiso dei forti.
— Amen ! — disse Giovanni.

[…]

( Carlo Lorenzini (Collodi) – Brano tratto dal libro “I misteri di Firenze – Scene sociali” – 1857)

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Un commento Aggiungi il tuo

  1. fulvialuna1 ha detto:

    Quell’Amen è perfetto 😀

    Mi piace

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