Carlo Lorenzini (Collodi) – I misteri di Firenze – 10 – I due popolani -2


Firenze - Ponte Vecchio - 2015 - 07 - 09 - DSCF0143
Firenze – Ponte Vecchio

[…]

In questo mentre, entrò nella stanza una graziosa giovinetta, con cappello in capo, e scialle in dosso.
— Ecco la Giulia che va a scuola — disse Braccio-di-Ferro.
— Ieri sera ti poteva aspettare, eh?… — chiese la giovinetta con atto un po’ corrucciato, rivolgendosi al giovinetto.
— Feci tardi alla stamperia — rispose questi, guardando con aria d’intelligenza Maestro Andrea.
— Bravo ! è un bell’amore il tuo ! — replicò la fanciulla impermalita.
— Via, via, facciamo la pace — disse l’altro : e passò un braccio intorno alla vita della ragazza — Che ci dobbiamo guastare per l’appunto ora ? ora che siamo alla vigilia di diventare marito e moglie ?

La Giulia continuò a fare l’adirata e voltò il viso dall’altra parte.
— Animo Cecco ! — disse il vecchio al ragazzo dai capelli rossi e ricciuti — mettiti il berretto, e accompagna la Giulia.
— Io non ce lo voglio con me ! — rispose la fanciulla.
— Perchè ? — chiese il vecchio.
— Perché… non lo vedete ? egli è tutto sudicio, che pare un bracino.
— Un bracino ? — replicò il ragazzo vivamente ; e ammiccò la sorella con un gesto tutto proprio dei birichini di strada — Un bracino ?… sicuro gua’; mi metterò il flacche per accompagnare la signora !… Tu hai di molta muffa da un pezzo in qua — tu mi paj diventata la Rinuccina.
— Eppoi… mi fa sempre scomparire per la strada — disse la Giulia, con voce di pianto.
— Quando, quando ?… — domandò il ragazzo.
— Sempre dà noja a tutti, si ferma con quanti ragazzi incontra… eppoi la scena dell’altro giorno !… Mi piglia fuoco il viso, soltanto quando me la ricordo.
— Cosa fu ? — domandò il vecchio, facendosi serio.
— Sentite — disse la Giulia.
— No, gliela voglio raccontar’ io — interruppe il ragazzo.
— No, io.
— Io!…
— Zitti ! — gridò Maestro Andrea — Uno alla volta.
— C’era un certo frustino. — cominciò il ragazzo.
— Nossignore, non era un frustino: era un signore perbene, educato e che andava per i fatti suoi.
— Nossignora, era un frustino — replicò Cecco, alzando la voce.
— Sentiamo il resto — disse il vecchio.
— Gua’ ! — continuò il ragazzo — io faceva il nesci : ma credi che non me ne fossi accorto che ti ronzava d’intorno ?…
— Bugiardo ! era la prima volta che lo vedevo ! — soggiunse la ragazza, un po’ imbarazzata.
— Insomma, l’altra mattina, quando si fu lì nel Lungarno del Corsini, eccoti che il moscone si avvicina e comincia a soffìar qualche cosa negli orecchi della Giulia.
— Se mi ci trovo io ! — disse Braccio-di-Ferro tentennando il capo — ne fò una bracciata e lo butto in Arno.
— O’ io — continuò il ragazzo — che credi tu che facessi il grullo ?  Ehi, sor-pacche — gli dico — l’abbozzi, perchè la limosina è fatta. E lui duro ! — E io daccapo a dirgli che aveva sbagliato uscio. A un tratto, mi si rivolta, e mi misura uno schiaffo !… uno schiaffo a me ?… — Uff !… e’ fu come mettere la pecia sul fuoco: alzai le mani e cominciai a dare, come dare in terra… feci bene, eh ?
— No, no, ragazzo mio — disse Maestro Andrea — te l’ho detto tante volte : se seguiti di questo passo, ti tirerai su per rompicollo !
— Di quegli scorgimenti ! — fece la Giulia , cuoprendosi il viso colle mani.
— Icchè dovevo fare ? — riprese il ragazzo — dovevo star lì a reggerti il candelliere ?
— E batti : se ti dico che non l’ avevo mai nè visto nè conosciuto — tornò a ripetere con bizza la fanciulla.
— Te lo credo — replicò il ragazzo — ma quande ci son’ io, non ce ne voglio dei mosconi d’intorno, ha capito, eh ?

[…]

( Carlo Lorenzini (Collodi) – Brano tratto dal libro “I misteri di Firenze – Scene sociali” – 1857)

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