Carlo Lorenzini (Collodi) – I misteri di Firenze – 11 – La casa della Sandrina -2


firenze-palazzo-pandolfini-immagine-tratta-dal-libro-firenze-e-la-toscana-di-e-muntz-1899
Firenze – Palazzo Pandolfini – Immagine tratta dal libro “Firenze e la Toscana” di E.Muntz – 1899

[…]
Sono le 10 della mattina. La Sandrina ha fatto dar’aria al quartiere a destra, che ordinariamente sta chiuso, e che ha sopra la scala una porta dove non è campanello, ma un semplice battente di ferro-fuso inverniciato. Su codesta porta, che resta di faccia a quella della ricamatrice, leggesi un altro piccolo cartello in ottone, dove è scritto — T. Allopius, Semplicìsta greco —

La fantesca ha dato l’olio al pavimento : ha levato le fodere di cambry fiorito dalle seggiole e dal canapè, coperti di un morans arancione: ha spolverato diligentemente i mobili, lo specchio e il marmo della consoll.

Nel salotto vi sono due quadri; uno di questi rappresenta (almeno cosi lo spiega la Sandrina) il malaugurato episodio di Venere e di Marte, acchiappati alla rete dal geloso Vulcano…

E qui non importa aggiungere, come la illustre coppia riposi sopra un talamo di ferro fuso, con borchie d’ottone ai quattro colonnini: come la rete, la famosa rete, non si distingua affatto… tanto il pittore l’ha dipinta d’un filo sottile e impercettibile : e come in fine Vulcano, il gelosissimo marito, non faccia alcun’atto di presenza nel quadro, trattenuto forse altrove dalla vergogna o da qualunque altro plausibile motivo.

Ad onta però di questi piccoli e insignificanti anacronismi, il quadro non perde nulla della sua importanza mitologica : e soltanto colle sue inesattezze, viene a provarci una volta di più che i pittori moderni, in generale, mancano di buoni studi, e che spesso si dimostrano ignari anche delle nozioni elementari del Dizionario delle Favole.

L’ Argomento dell’altro quadro è levato di peso dal canto XXVIII del Orlando Furioso. Alla prima occhiata si capisce subito che il Padre Avesani non ne sa nulla !…

Queste due tele dipinte a olio, stanno nella casa della Ricamatora, come starebbe la frasca sulla porta dell’osteria.

Quando la fantesca ebbe finito di mettere in ordine il salotto, la Sandrina accomodò le persiane e le tende delle finestre in modo, che un omogeneo sbattimento di luce venisse a riflettere con bell’effetto sopra i due quadri appesi alle pareti. Fatto ciò, trasse dal seno un orologio d’oro ; e guardatolo, disso fra sè — Può star poco ad arrivare.  Quindi volgendosi alla fantesca: — Siamo intesi, eh ?
La Marta accennò di sì.
— Non ho bisogno di dirti altro — continuò la Sandrina — se battono all’uscio, aprirai sempre dalla parte di là. Finché lui sta in casa, non ci sono per nessuno, se venisse lei avvisami subito.
— E le ragazze ? — domandò la Marta.
— Oggi è vacanza — soggiunse la Ricamatrice dandosi un’occhiata allo specchio. — Per oggi il nostro pane ce lo siamo guadagnato. Siamo intesi: occhio, sveltezza e via — La Sandrina accompagnò questa parola con un piccolo fischio.

La Marta uscì.

Rimasta sola, la Sandrina si pose a spiegare un pezzo di velluto, colore orecchio-d’orso, che ella teneva rinvolto dentro un fazzoletto di seta.
— Sarà un magnifico cappello ! — poi gridò, lasciandosi vincere da una specie di allegrezza infantile — E questa spesa, s’ intende bene, che la metto nel conto a parte, fra le spese traverse, e alla fine del salmo la deve pagare quello spiantato dell’illustrissimo sig. Marchese.
[…]

( Carlo Lorenzini (Collodi) – Brano tratto dal libro “I misteri di Firenze – Scene sociali” – 1857)

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