Carlo Lorenzini (Collodi) – I misteri di Firenze – 11 – La casa della Sandrina -3


De Amicis -3 - Firenze - Duomo - 0001
Firenze – Duomo

[…]

La Sandrina era una: donna più vicina ai cinquanta che ai quarant’anni. La sua fisonomia serbava tutti i tratti d’una bellezza declinante, e osservata di primo acchito, attraverso alle rughe incipienti dell’età e ai danni della biacca e del rossetto, si sarebbe detta una bella testa di Paolo Veronese o di Tiziano, sulla quale il tempo avesse chiuse le tinte e sparsa una patina giallognola: e i di cui contorni regolari e ben disegnati fossero stati falsificati e traditi dalla mano inesperta di qualche restauratore-imbianchino.
A seconda delle persone, con le quali aveva da fare, e delle diverse circostanze in cui si trovava, la Sandrina sapeva prendere un carattere analogo e conveniente — ed ora faceva l’accorta e la furbona — ora l’ingenua e la paurosa — ora si mostrava fiera, superba, indipendente — ora compariva povera rifinita, scendendo a pigolare una moneta por pagare il fornajo, o pochi paoli per levare un abito di pegno.

La campanella della porta a sinistra dette un leggerissimo colpo.
— E’ lui ! — disse la Sandrina: e aperto l’uscio a spiraglio, messe prima il capo fuori per sincerarsi.
— Son io ! — disse Stanislao.
— Psiii !… — fece la Sandrina, mettendo una mano sulla bocca del giovine Marchese.
— Cos’ è stato ? — domandò questi, non sapendosi render conto di tanta cautela.
— Silenzio, per…! — soggiunse l’altra, con una ghigna sinistra — non siamo mica in mezzo alla strada — E cosi dicendo , richiuse lentamente la porta, senza far colpo.

Stanislao entrò nella stanza in punta di piedi, rattenendo perfino il fiato. Le donne del genere della Sandrina ostentano sempre un grand’ apparato di circospezione e di mistero : è questo il loro modo d’imporsi e di darsi importanza; è il loro lato di ciarlataneria, come lo è per l’oratore, il soffiarsi il naso prima di incominciare la cicalata, e per il pianista lo scorrere due o tre volte tutta quanta la tastiera, avanti di attaccare il tema della variazione.
— È arrivata ? — domandò Stanislao sottovoce e con vivo interesse.
— Ancora no : ma verrà ! — riprese la Sandrina con tuono abbastanza brusco.

Le gote del Marchesino erano accese d’ un vermiglio inusitato.
—Ehi dico ! — saltò fuori la Sandrina, con aria arrogante! — badiamo bene: prudenza e lasciarsi regolar da me. Non facciamo scene ; chi va piano va sano, e rammentiamoci che Roma non fu fatta in un giorno.
— S’intende ! — disse Stanislao.
— Per oggi — riprese l’altra — bisogna contentarsi di vedere se la carta mette colore…
— Son qua ai tuoi cenni !
— Così va bene ! — continuò la Sandrina, pigliando un tuono più dimesso — perchè vi conosco vo’ altri signori : siete avvezzi colle Contesse, colle Marchese, colle Principesse; e credete che con tutte le donne si possa arrivare a farsi intendere alla prima e in quattro e quattr’otto: ma quelle sono persone educate e perbene e capiscono facilmente la ragione e i termini del dovere; ma queste ciarpine, queste figlioluccie, queste ragazze di bassa strazione son tutt’ un’ altra cosa. A vederle, e a sentirle discorrere, le pajono addimesticate e alla mano, ma poi mettile alla prova… e’ le son dure e ostinate come muriccioli. Avanti di smontarle da quei loro pregiudizi e da quelle loro massimaccie che hanno proprio nel sangue, ci vogliono gli argani e… bisogna adattarsi a prendere la lepre col carro.
— Sono le undici e un quarto ! — disse il Marchesino nojato della predica — e il fissato era per le dieci.
— Se lei ha furia, quella è la porta — soggiunse la ricamatrice con modo sgraziato.
— Ho capito : questa mattina tu hai un diavolo per capello.
— Ci sono le sue ragioni — replicò l’altra che in quel momento rappresentava la parte della donna inviperita e agitata.
— Cosa ti è accaduto ?
— Cosa mi è accaduto, eh ? La s’immagini che quel boja di padrone di casa avanza da me cento lire sulla pigione degli ultimi sei mesi. Gli avevo fatto dire che l’avrei pagato quest’altra settimana : stamani mi manda qua il suo facitore colla ricevuta bell’e fatta, come se le cento lire le potessi andare a cogliere nell’orto.
— E così ?
— E così, gli ho detto che l’avrei pagato più tardi.
— E il facitore ?
— E il facitore è sempre di là nel salotto e non vuole andarsene senza denaro. E per l’appunto è un ficcanaso, uno di quei braconi, di…. insomma v’è chi dice, perfino, che soffia nella pappa !
— Alla larga !
— E’ vero — riprese la Sandrina — che me non mi può fare nè papa nè cardinale, perchè, non faccio per dire, quei signori di sù, per loro bontà, mi vogliono bene… e sanno di che panni vesto. Già, o prima, o poi, l’innocenza la viene a galla, ma l’esser portati per bocca, non piace a nessuno, e tanto meno a chi ha un po’ di reputazione da perdere, dico bene ?

Il Marchesino capì che tutto questo sproloquio si riduceva ad una formula pura e semplice per cavargli di sotto un altro cento di lire — e stette duro.
[…]

( Carlo Lorenzini (Collodi) – Brano tratto dal libro “I misteri di Firenze – Scene sociali” – 1857)

Advertisements

2 Comments Add yours

  1. Patrizia M. ha detto:

    Sempre interessante leggerti, grazie!
    Saluti e Serene Festività.
    Patrizia

    Mi piace

    1. Carlo Rossi ha detto:

      Ti ringrazio e auguro anche a te un sereno Natale.
      Carlo

      Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...