Carlo Lorenzini (Collodi) – I misteri di Firenze – 12 – Un paio di stivaletti -3


Firenze - Il Campanile di Giotto e la facciata del Duomo - immagine tratta da “Firenze e la Toscana” di Eugenio Müntz, Fratelli Treves Editori, 1899
Firenze – Il Campanile di Giotto e la facciata del Duomo – immagine tratta da “Firenze e la Toscana” di Eugenio Müntz, Fratelli Treves Editori, 1899

[…]

— Animo, Marchese — disse la Sandrina , la quale non aveva mancato di prendere appunto per filo e per segno della confusione e del dispetto della fanciulla: — voi che avete tanti quattrini, e che non sapete come spenderli, fate un regaletto alla Giulia: comprateli un pajo di questi stivaletti.
— Anche due paja, anche dieci, anche venti, anche cento ! — soggiunse l’altro, in uno scatto di foja generosa.
— Mi meraviglio ! — riprese con fierezza la giovanetta — Io non prendo regali da nessuno !
— Cosa c‘è di male ? — chiese la Sandrina — Un regalo non toglie mai l’appetito.
— No ! no ! — insistè la Giulia.
— Oh ! a proposito — gridò la ricamatrice — stamattina il mio calzolajo mi ha portato a mostra quattro o cinque paja di stivaletti, ultimo modello. Sono una vera galanteria; paiono lavorati col fiato. Ehi ! Marta ! Marta ! datemi qua quelli stivaletti che sono sul tavolino della mia camera.

E la Marta, che si aspettava da un momento all’altro questa chiamata, comparve in sala e depositò sulla tavola diverse paja di questi eleganti capo-lavori di calzoleria.

A quella vista, la debole virtù della giovanetta cominciò a vacillare.
— Guardate questi — disse la Sandrina presentandogliene un pajo.
— Mi sarebbero grandi ! — replicò la fanciulla — piuttosto quest’altri mi anderebbero bene. Paiono fatti per il mio piede.
— E perchè non ve li provate ?

La modista, al lusinghiero invito, fece una piccola smorfia, che tradotta in lingua parlata, significava : me li proverei, tanto volontieri !
— Su via — disse la Sandrina , con tuono un po’ brusco : — meno fichi, e vediamo se vi tornano bene.

Oimmei !  la natura umana è un rebus indecifrabile. Oggi la vedi resistere vittoriosamente ai terribili colpi della fortuna, e alle violenti minacce della prepotenza : e domani, quella stessa natura, che già ti apparve di accjaio e di bronzo durissimo, ti diventa molle, fragile, cedevole, come un filo d’avena, e trema e si commuove e si piega vilmente fino a terra, fino a lordarsi di fango , per lo spirare dell’alito leggero d’una ambizioncella, per il soffio appena sensibile d’una tentazione puerile !

La Giulia fece proposito di provarsi uno stivaletto soltanto !… Vano proposito !…

Provato il primo, fu trascinata da una forza segreta, irresistibile a infilarsi anche l’altro.

Quando li ebbe calzati tutti e due, il Marchesino la prese per la mano, e fissandola in faccia con un pajo d’occhi fra stupidi e appassionati, le disse balbettando :
— Giulietta, mia bella Giulietta… voi possedete due graziosi piedini andalusi. Sarebbe davvero un peccato di vederli sformati dentro un vilissimo pajo di scarpe di vitello. Giulietta fate a modo mio: fate a modo della Sandrina: tenetevi codesti stivaletti, ed abbiateli come un poverissimo ricordo di una persona… che vi vuol bene.

Durante questa breve allocuzione, il cuore della fanciulla batteva violentemente: la sua testa era confusa : i suoi sguardi si aggiravano incerti e smarriti qua e là per la stanza.

Un presentimento vago, indefinito, una voce intima e intelligibile, che moveva dal fondo di una coscienza pura, le andavano dicendo di rifiutare quel regalo, c di rimettersi le sue povere scarpe di vitello. Doloroso contrasto ! sentiva di non far bene, e non sapeva distinguere in che cosa consistesse la colpa.

Dall’altro canto, il sogno della sua vita era vicino ad avverarsi. Finalmente le compagne di scuola avrebbero finito di mortificarla : finalmente avrebbero cessato di chiamarla coll’odiatissimo soprannome di Scarpetta. Ai cattivi tempi, alle giornate piovose, anch’ ella avrebbe potuto alzare il suo vestito più del bisogno (come fanno tutte le donne che sanno di possedere un pajo di tibie più  o meno greche) e mostrare impunemente i suoi piccoli piedi calzati da un elegante stivaletto.

Vi fu un momento di angosciosa oscillanza !

La vergogna, la confusione, l’ irresolutezza erano visibilmente dipinte sul viso della fanciulla. La sua fisonomia rivelava tutta la lotta stranissima, che dentro di lei si operava: le sue mani agitate da una specie di tremito convulso, tormentavano macchinalmente la cocca di un lungo nastro ponsò, che dal cappello le scendeva sul petto.

Finalmente, non parendo suo fatto, si tirò indietro della persona, e tornò a guardarsi di nuovo la punta degli stivaletti che aveva in piedi… poi dette un grosso sospiro, quasi volesse liberarsi per forza da un vampiro che le stava sullo stomaco.

Fu quello un momento solenne ! Fu la crisi d’ un’ anima ancora innocente.

Dopo pochi minuti, la Giulia usciva dalla casa della Sandrina !…

La sciagurata, vi aveva lasciato le sue povere scarpe di vitello !…

 

 

( Carlo Lorenzini (Collodi) – Brano tratto dal libro “I misteri di Firenze – Scene sociali” – 1857)

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