Carlo Lorenzini (Collodi) – I misteri di Firenze – 13 – Il dominò misterioso -1


Firenze - Foto tratta dal libro Firenze di Nello Tarchiani, 1878 - 0031
Firenze – Foto tratta dal libro “Firenze” di Nello Tarchiani, 1878

Quantunque si trattasse di lividi e di ammaccature, come diceva Maestro Andrea, nonostante Miloro, contro ogni sua prevenzione, dovè restare in casa del vecchio popolano ancora per una diecina di giorni. Una febbre violentissima, di carattere bilioso, l’aveva inchiodato nel letto.

È inutile stare a dire, come durante il tempo della malattia, Maestro Andrea e Braccio-di-Ferro gli usassero continuamente tutte quelle cure, che avrebbe ricevuto un figlio dal padre, un fratello dal fratello.

Bisogna pur dirlo: non è piaggerìa di tribuno; non è scappata drammatica, per chiamare l’applauso della platea e del lubbione; ma gli è un fatto evidente anche a coloro che chiudono gli occhi per non vedere, che in mezzo a questa nostra società, vicina al secondo stadio di putrefazione, in mezzo a questa corruzione universale e contagiosa , l’unica cosa che, quasi per miracolo, sia rimasta illesa e sincera, è il cuore del popolano, è il cuore della gente minuta.

Preghiamo il nostro lettore a non voler confondere il  popolano e la gente minuta con quella schiuma che pullula quotidianamente dall’idiotismo pervertito e dall’ ozio indigente.

Molti amici vennero a trovare l’ ex -ufficiale, nel tempo che egli dovè restarsene in casa di Maestro Andrea.

Fra gli altri, si faceva notare per la sua frequenza, per l’originalità delle mosse, e per la miseria caratteristica dei suoi abiti, un certo individuo che rispondeva al nome di Astorre.

Ecco, in poche parole, come qualmente avvenne che Miloro e Astorre si riscontrassero in Firenze.

L’ex-ufficiale di marina, passando una sera da Borgognissanti, la curiosità lo costrinse a fermarsi dinanzi alla porta d’una bottega, dove era radunato un nuvolo di gente.

Veduto che si trattava di ciarlatani e di saltimbanchi, stava per andarsene, quando a un tratto una voce, a lui nota, gridò fra la folla:
— Miloro !
— Chi mi vuole ? — disse l’ex-ufficiale voltandosi a secco.
— Astorre !
— Come ! Astorre, sei tu ? veramente tu ?
— Son’ io , in carne e in ossa : anzi più in ossa, che in carne.

Una figura secca allampanata, miserabilmente vestita, con un cappellaccio unto e sgualcito in testa, e con un soprabito verde-bottiglia indosso, si presentò, a guisa di un fantasma evocato in virtù di magia, agli occhi dell’ attonito Giovanni.
— Come mai per queste parti ?  sono pochi mesi che ti vidi a Boston.
— Nulla di strano: le montagne, dice il proverbio, stanno ferme e gli uomini camminano.
— E il Dottor William ?
— L’ho lasciato a Boston, a imbrogliare il prossimo. Non ne potevo più : dopo ventitre anni d’esilio, avevo una sete di rivedere il mio paese… una sete !
— E come te ne sei venuto ?
— Me ne son venuto in qualità di suonatore di Clarinetto, con un certo lestofante chiamato di soprannome Lesina, il quale viaggia il mondo, facendo vedere un Nano Misterioso.

In questo mentre si udirono alcuni colpi di grancassa.

Un uomo vestito di un cappotto di pelle di capra, con una faccia segnata da una cicatrice che gli traversava diagonalmente la gota sinistra, e con una lunga capellatura all’assalonne, che gli scendeva, tutt’unta e disordinata, per le spalle, comparve sulla porta della bottega, che serviva di teatro all’ esposizione del Nano.
[…]

( Carlo Lorenzini (Collodi) – Brano tratto dal libro “I misteri di Firenze – Scene sociali” – 1857)

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