Carlo Lorenzini (Collodi) – I misteri di Firenze – 13 – Il dominò misterioso -3


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[…]

Terminata questa orazione paradossale, il ciarlatano riprese a battere nella grancassa.
— Spero di rivederti ! — disse Miloro al suonatore di clarinetto.
— Forse non mi riconoscerete fra qualche giorno !
— Perchè ? — domandò l’ ex-ufficiale.
— Perchè, fra qualche giorno, questa buccia di povero sarà convertita nella pelle lucida d’un signore.
— Aspetti qualche eredità ?
— Nemmeno per ombra. A suo tempo vi racconterò il mio avvenire. Per ora non avrei da darvi che una notizia, una gran notizia.
— Quale ?
— Innanzi tutto ; come state di spirito ?
— Ottimamente.
— E di salute ?
— Come un pesce nell’acqua.
— Allora posso parlare liberamente.

Miloro non batteva palpebra. Tutto questo preludio gli cagionava una strana agitazione.
— Sapete voi — continuò il suonatore di clarinetto — chi ho veduto a Firenze ?
— Chi ? — domandò Miloro, facendosi bianco, quasi indovinasse la risposta.
— Ma voi vi sentite male !
— Parla, parla in nome di tutti i tuoi morti — gridò con voce soffocata Giovanni, afferrando per il collo il suonatore di clarinetto.
— Se voi mi strozzate, non saprete nulla.
— Parla ti dico.
— Voi cercate Ruggiero Draconi ?
— Crocediddio ! sarebbe egli qui ?
— Qui.
— Dove abita ?
— Non lo so.
— Come si fa chiamare ?
— Non lo so ?
— Ma è lui, proprio lui ?
— Come io, son’io, e come voi siete Giovanni Miloro.
— Sta bene ! Domani passa da me: eccoti l’indirizzo della mia casa.

In questo punto, si udì la voce del ciarlatano che gridava :
— Astorre ! Astorre !
— Adsum ! — disse questi.
— Che ti pigli un fulmine nell’occhio destro, dove ti sei ficcato ?  Questa sinfonia comincia o non comincia ?

Il suonatore di Clarinetto lasciò in tutta fretta l’ex-ufficiale dicendoli:
— A domani.

Quindi, fattosi largo fra i ragazzi e la marmaglia, montò sullo scalino della bottega: e là, imboccato il suo strumento, cominciò una fantasia così stridula e dissonante, che faceva arrugginire i denti e sanguinare le orecchie del rispettabile uditorio.
[…]

( Carlo Lorenzini (Collodi) – Brano tratto dal libro “I misteri di Firenze – Scene sociali” – 1857)

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